giovedì 30 gennaio 2014

la regola e le eccezioni


Ogni regola ha le sue eccezioni.
Poi, per carità, ci sono sempre le eccezioni...


venerdì 24 gennaio 2014

perdutamente


Io non credo 
che il rospo oropiumato
abbia zampe per saltare 
oltre lo stagno 
dei rimorsi e delle pene...

né che ad ogni guizzo 
in quello mare 
abbia mai più vicino 
il conforto d'una riva.

Non credo neppure 
che la farfalla occhipittata 
abbia ali per far 
del mare uno stagno,
né dello stagno un mare.

Tutto questo io non credo.
Ma profondamente 
e perdutamente... io vedo!

mercoledì 22 gennaio 2014

illùminati!


Al mondo si può essere
uomini illuminati...
o uomini "illuminanti".


lunedì 20 gennaio 2014

la favola della Realtà ...fra Scienza e Fantasia


“Quando ormai la Scienza 
tutto il mondo ebbe compreso,
del mondo sulla sponda si fermò.

Fu Fantasia con la sua danza
a svelarle il suo sorriso,
e una lacrima il suo occhio distillò.”

  
Fantasia:   Ciao sorellina. Come te la passi?

Scienza:    Cosa vuoi? Che ci fai da queste parti?

Fantasia:   Son venuta a trovarti, sai che ogni tanto mi ricordo di te...

Scienza:    Questo non è posto per te!

Fantasia:   Ma io son la Fantasia, non ho un posto io, vado ovunque...

Scienza:    Non qui, qui o ci stai o non ci stai, non puoi mica passarci e andartene via quando ti pare e piace.

Fantasia:   E per quale motivo non potrei?

Scienza:    Perché questo è il regno della Realtà! 

Fantasia:   Ma ovunque è ovunque, e comprende anche il qui... e poi cosa ti dice che io e sua Realtà non possiamo andare d'accordo?

Scienza:    Qui le cose sono serie e coerenti, e tu non sei ne l'una ne l'altra.  

Fantasia:   Già, ma... eccomi qui! Qualcosa, sorella mia, dev'esserti sfuggita...

Scienza:    Avevo calcolato una probabilità, cosa credi? La scienza è una cosa seria.

Fantasia:   E quante probabilità ci sono che tu... abbia ragione?

Scienza:    Non è che io abbia o debba avere ragione, è il metodo che conta. E il mio metodo è coerente con la realtà, è provato dai fatti, il mio metodo è la ragione! 

Fantasia:   Sei proprio sicura che la Realtà la pensi come te? Visto che siamo qui, come dici tu, nel suo regno, perché non la chiamiamo? Realtà! Dove sei?

Scienza:    Ma cosa fai?! Chi chiami? Questo è il regno della Realtà, la Realtà è ovunque e tu sei solo un'illusa. T'illudi di avere un mondo tuo quando invece ti rifugi miseramente in una piccola nicchia della Realtà. Cosa credi, che la signora Realtà si presenti davanti a te a tuo piacere e comando? Non ti sei mai curata della Realtà delle cose e ora avresti l'ardire di chiamarla al tuo cospetto? Sei proprio una sciocca!

Fantasia:   Io l'ho solo chiamata. Se vuol venire viene, altrimenti no. Non vedo perché ti scaldi tanto. Realtà, se ci sei dacci una prova!

Scienza:    Non ho parole! Cosa ne sai tu delle prove?! Ma va bene, almeno forse inizierai a capire.

Fantasia:   Sua Realtà, reale regina del regno dei regni, se troppo impegnata non sei a reali amenità realizzar, io vorrei... io t'invoco!

Scienza:    Sacrilegio!

Realtà:      ...eccoci!

Scienza:    Sua maestà, quale onore! Le chiedo scusa a nome di mia sorella, lei... Ma quanti siete sua maestà?

Realtà:      Siamo una!

Scienza:    Sua maestà, cosa vuol dire "siamo" una? Non capisco...

Fantasia:   Sua Realtà vede, mia sorella è convinta che il mio mondo, reale non sia, ma che sia real l'illusione che reale esso sia...

Scienza:    Sua maestà, mi perdoni se oso domandarle, ma lei com'è, insomma che forma ha?

Realtà:      La forma che vedi, noi abbiamo...

Scienza:    Io la vedo maestà, ma mi pare che... che cambi, non capisco, la sua forma è confusa, se la guardo mi sfugge...tu sorella che vedi?

Fantasia:   Una pietra...

Scienza:    Una pietra? Davvero? E... che forma...

Fantasia:   La forma di una pietra sorella... ben piantata per terra.

Scienza:    Ma come... non capisco. Io, del suo regno so tutto, nulla mi sfugge, è la mia vita, la mia casa...

Fantasia:   ...il tuo regno....

Scienza:    Cosa dici sorella?! Questo è il regno della Realtà. È il suo regno, vero maestà?

Realtà:      ...il nostro regno...

Scienza:    Lo sapevo vedi? È il suo regno.

Fantasia:   Ogni regno è il suo regno...

Realtà:      ...ogni regno è il nostro regno.

Scienza:    Ma, cosa vuol dire? Allora anche il tuo sorella? E perché tu la vedi bene e io non... forse dovrei venire nel tuo regno per poterla vedere?

Fantasia:   Ma io non ho regno...

Scienza:    Ma come? E tutte le volte che... quando non ci sei, dove sei? Intendo dire realmente dove... Sua maestà! Dov'è? Dov'è sua maestà? 

Fantasia:   Non c'è.

Scienza:    Ma un'attimo fa era qui. Ora non c'è più...

Fantasia:   Non c'è mai stata sorella.

Scienza:    In che senso sorella? Era qui poco fa, l'hai chiamata tu... Sua maestà! ...non puoi richiamarla?

Fantasia:   Posso sorella ma, non sarebbe più la stessa cosa.

Scienza:    Cosa vuoi dire?

Fantasia:   È proprio così sorella mia, lei non c'è mai stata, mi spiace.

Scienza:    Impossibile... tutti i miei calcoli, tutto il mio lavoro, la mia dedizione, tutto per avere una certezza, un motivo... Che senso ha? Cos'è la mia vita?! Io... chi sono io?! ...Dove vado ora? Cosa faro?...

Fantasia:   Vieni qui sorella mia, abbracciami.

Scienza:    Ma perché sorella, perché tutto questo? Cosa è successo?...

Fantasia:   Ti ricordi quando eravamo bambine? Quando giocavamo felici, e stavamo sempre insieme? Ricordi quando ci divertivamo ad aprire e chiudere gli occhi, e io ti dicevo "ecco, ora vedi... una montagna incantata" e poi "ecco, ora vedi un ruscello fatato", "ecco... un magico bosco"...

Scienza:    Quanto tempo è passato! Eravamo proprio spensierate...

Fantasia:   Poi un giorno ti dissi: "ecco, ora vedi... una pietra!".

Scienza:    La vedo! È tornata! È lei vero? È la realtà?

Fantasia:   La vedi... Si.

Scienza:    Ma questo vuol dire che tu... Dimmi la verità, perché una pietra?

Fantasia:   ...giocavamo felici, ma un giorno io ti dissi "ecco, ora vedi... vedi che è tutto finto". Il tuo volto si rabbuiò, e tu iniziasti a piangere... Io provavo a consolarti, era un gioco, eravamo bambine, ma tu non la smettevi, ti disperavi... Il mio cuore era triste, non sapevo che fare. Fu allora che ebbi l'idea. Dovevo darti qualcosa di certo, qualcosa che ti tranquillizzasse... Di meglio non seppi immaginare che una pietra. Quella pietra divenne il tuo rifugio, la tua certezza, e piano piano la tua ossessione... Passavi tutto il tempo attorno a lei. La cosa mi struggeva, allora la feci crescere, divenne sempre più grande, decisi che avrei fatto in modo che intorno ad essa tu potessi perderti... Ma poi mi accorsi che non stavo facendo altro che ingannarmi. Volevo che neppure ai miei occhi quella pietra apparisse una pietra. Avrei voluto perdermi con te, piuttosto che accettare d'averti persa...

Scienza:    Sorella, posso farti una domanda?

Fantasia:   Si.

Scienza:    Tutta questa storia... è una tua creazione vero?

Fantasia:   ...si.

Scienza:    Quindi anche loro? Intendo quelli che ci guardano, che ci leggono, sono una tua creazione?

Fantasia:   Si.

Scienza:    Quindi il loro mondo...

Fantasia:   Si, il loro mondo è il tuo regno sorella, la tua pietra, la tua prigione, la mia tristezza...

Scienza:    Ma ora...? Intendo dire adesso...

Fantasia:   Ora è tutto diverso, tutto diverso sorellina...

Scienza:    Quindi tu pensi che potremmo...?

Fantasia:   Chiudi gli occhi anima mia... ecco, ora... vedi!



https://soundcloud.com/la-favola-della-realta-fra

venerdì 10 gennaio 2014

rivoglio il cielo!


Era il gennaio del 2002.
Cercavo immagini che mi svelassero i misteri del mondo, 
quando vidi in cielo un aereo in panne...
Scattai una foto, la portai con me e la sera, 
tornato a casa, guardai con ansia
nella "scatola della realtà", 
convinto che la notizia avrebbe occupato lì
poltrone di lusso... invece nulla.
Spensi la scatola e, ormai tranquillo, 
pescai per zelo nella "rete delle fantasie".
La notizia era li fra mille e mille altre, 
reietta e dimenticata, come il cielo che nessuno cerca, 
che nessuno guarda, che non c'è più.
La notizia era li, sopra le teste degli uomini
e sta lì ancora oggi, scritta in tutte le lingue, 
sempre chiara, inequivocabile e sconcertante.
Avere i piedi per terra dicon... ma a cosa serve
se aver la testa tra le nuvole... non si può più?
Cercavo immagini che mi svelassero i misteri del mondo...
Ora cerco il mondo! rivoglio il sole! l'acqua! la terra!
rivoglio il cielo!
Degli inutili misteri d'un mondo perduto... 
non ne posso più!

mercoledì 8 gennaio 2014

il vero nome del mondo...

Sebbene tutti noi siamo ormai abituati a chiamarlo "mondo", questo non è il suo vero nome.
È una cosa di cui pochi si sono accorti, e quei pochi han preferito non riferirlo pensando che fosse una cosa che non aggiungesse ne togliesse nulla alle ragioni del tutto, e probabilmente avevan ragione. 
Per lo stesso motivo tuttavia io, senza presunzione e senza che mi aspetti che questo possa aggiungere ne togliere nulla alle ragioni del tutto, intendo svelarvi questo piccolo e insignificante mistero.
Mistero che tra l'altro non dubito passerà assolutamente e tranquillamente inosservato, come un'onda tra le onde in un mare tormentato d'informazioni che percorrono la scorza di quello che impropriamente chiamiamo "mondo". 
Ebbene il vero nome del mondo non può che essere l'unico nome in grado di comunicarne il valore ed il significato. 
Se il mondo si chiamasse davvero "mondo" non avrebbe ne la possibilità d'un valore ne la speranza d'un significato. 
Questo potrebbe benissimo non essere un problema, e infatti probabilmente non lo è, giacché per la maggior parte si chiama e continuerà a chiamarsi così.
"Ognuno ha il suo mondo", si potrebbe obiettare.
E se ci chiediamo quali sono il valore e il significato del mondo, scopriamo presto che esso potrebbe avere tanti nomi, volendo anche molto indicati, ma che sarebbero inevitabilmente fuorvianti.
Il mondo, per quanto infinitamente frammentato, è uno, ed è tale proprio in quanto somma delle sue infinite parti, come è uno il vero nome del mondo, e non potrebbe essere altro che quello che è.
Il vero nome del mondo è "Perché?". 
Mi rendo conto che può sembrare cosa sciocca e stupida, ma bisogna capire una cosa: il mondo non è tutto ciò che "è". 
Se per esempio volessimo chiamare il mondo "Amore" avremmo colmato indubbiamente, come meglio non si potrebbe, tanto il cerchio del valore quanto quello del significato, tuttavia avremmo forse solo, si fa per dire,risposto a una domanda... ebbene il nome del mondo è quella domanda. 
L'amore travalica lo spazio e il tempo, esso non ha confini.
Il mondo ha confini? Il mondo non è la risposta, il mondo è la domanda.
Se ci chiedessimo quello che nessuno si chiede mai, se ci chiedessimo "Perché creare il mondo?"... ebbene il mondo è quella domanda.
Il vero nome del mondo è "Perché?", o meglio ancora "?".
Se esso sembra un nome transitorio, è perché forse transitorio è... il mondo.
E la risposta?
Se il mondo intero, come credo, è una domanda, l'unica risposta possibile è una risposta che travalichi il tempo e lo spazio, che porti oltre i confini del mondo.
Tuttavia ogni domanda contiene in se la matrice della sua risposta in quanto con essa si completa, e questo vale naturalmente anche per la domanda delle domande, ovvero per la matrice di tutte le domande... si, stiamo parlando del mondo, o meglio del "?".
Il mondo, si, è il punto interrogativo.
Potrei fermarmi qui, ma oggi ho deciso che voglio travalicare il tempo e lo spazio, per giungere oltre i confini del mondo.
Per farlo c'è bisogno di uno specchio.
Lo specchio, non tutti lo sanno, ha una grande proprietà: esso "aiuta" a riflettere, e guardarsi allo specchio è il gesto che meglio mima l'atto del prendere coscienza, che è molto più che darsi una risposta.
La risposta non è altro che l'immagine speculare della domanda, nulla di più.
Prendere coscienza vuol dire "comprendere" in un tutt'uno la domanda e la risposta.
Ecco che se specchiamo graficamente il "?" generiamo un cuore, e il cuore è il simbolo inequivocabile dell'... della generazione del duale, e del ritorno del duale all'uno, o meglio della sua misteriosa "unicità", in due parole... dell'amore.
Il vero nome del mondo porta inequivocabilmente... oltre i confini del mondo.


sabato 21 dicembre 2013

un gioioso augurio


Anche quest'anno si avvicina il Natale, e tutti a Natale amiamo fare regali ai nostri bambini. 
Ci commuove vederli sorridere mentre aprono un pacchetto colorato, e nei loro occhi brillare una luce misteriosa e a noi ormai quasi sconosciuta, ma che inevitabilmente ci attrae e ci porta lontano... è la gioia.
La gioia ha abbandonato molti focolari ormai, e ha lasciato il posto ad un'altra dea, una dea crudele che non attrae ma cattura, che non porta lontano ma opprime...
Forse sai di cosa sto parlando, o forse quest'anno non tocca a te, come per fortuna non tocca a me, e quindi pensi: "io speriamo che me la cavo".
Ebbene sto parlando si, della "crisi".
Ormai tutti parlano della crisi, alcuni con enfasi, altri con paura.
Ognuno venera a modo suo questa divinità.
Ma quanti si son chiesti che cosa sia? e da dove venga?
Io me lo son chiesto, e per quello che vale questa è la mia conclusione:
Sai qual'è la principale causa della crisi? La nostra tristezza.
Sai qual'è il principale scopo della crisi? La nostra tristezza.
Non ci credi? Giustissimo, si comincia così. 
Ma potresti non fermarti qui, potresti informarti.
Non ti informerai? 
Continuerai a credere alla favoletta degli sprechi e a quella del corrotto che si è mangiato tutto? 
Certo gli sprechi esistono e il corrotto non manca di certo, ma hanno entrambi una precisa funzione: portare il toro al centro dell'arena. 
Il toro sei tu, sono io, è la nostra rabbia... spesso cieca. 
Non essere cieco, scegli di vedere e informati. 
Non è una bella realtà da scoprire, ci vuole forza di cuore. 
Ma cos'è una vita senza coraggio... 
Vivere restando nell'ignoranza, ignari delle cause e dei motivi di quello che accade, vuol dire rinunciare a ogni possibilità d'essere in equilibrio e armonia col mondo che ci circonda.
Se pensiamo che un problema ci riguardi, per avere la possibilità di risolverlo dobbiamo quantomeno volerlo conoscere, altrimenti da problema diventa soluzione ad un altro problema, molto più oscuro e nascosto, che è la nostra volontà di lamentarci e compatirci.
Non credo ci siano eccezioni a questa legge. 
Ti prego di rifletterci, su questa grande barca  ci stiamo tutti, e non ci sono posti di lusso ma solo miraggi, e quei miraggi hanno tutti la stessa marca: si chiama "io speriamo che me la cavo". 
Non credere al miraggio. 
Non credere che ci sia o che arriverà un salvatore, questo pensiero sarebbe l'esatto riflesso dell'abissale distanza che hai messo tra te e il mondo.
Non "credere" solo per delegare a qualcun'altro la responsabilità di "capire". 
Informati e aiuta gli altri a capire. 
Un popolo di persone consapevoli avrebbe una speranza, di questo sono convinto.
Non ti costa molto, rinuncia a un telegiornale, perditi un salotto politico, scegli per una volta di essere tu ad informarti, piuttosto che lasciarti passivamente "informare".
Non aver paura di sbagliare, e non vergognarti se per tanti anni hai sbagliato e non hai capito, tutti sbagliano, soprattutto coloro che non lo ammettono. 
Prima di capire è normalissimo non aver capito, anzi, l'unica possibilità di capire è ammettere a se stessi di non aver capito... ed è un'esperienza bellissima!
Dovremmo insegnarlo ai bambini, sarebbe fantastico, ma non servirebbe a nulla se non fossimo noi di esempio. 
Facciamo ai nostri figli e a tutti i bambini del mondo un regalo più grande, molto più grande di qualunque altro regalo, che non dovrebbe neppure essere un regalo: regaliamoci tutti una possibilità.
Parlo della possibilità di riaccendere quella luce misteriosa che infondo infondo dentro di noi ancora dimora.
Per farlo abbiamo solo un modo, ovvero informarci e scegliere di essere finalmente consapevoli.

Non sarà facile, non possiamo negarcelo.

Dovremo vincere quella parte di noi che non vuol cambiare mai perché è convinta che cambiare sia come morire, mentre non vede che cambiare vuol dire soprattutto rinascere.
Quello che avremo in cambio non ha prezzo.
Basterà  avere un po' di coraggio, ma questo potremmo impararlo, una volta tanto, dai bambini e come loro innocentemente aprire un pacco e, con curiosità e senza pregiudizio vedere cosa c'è dentro... e se non ci piace, la prossima volta decidere noi, tutti insieme, cosa metterci.

Questo non è un messaggio di speranza, ma un gioioso augurio.
Buon Natale a tutti.

mercoledì 18 dicembre 2013

io sono nessuno

Se sei qualcuno non sei nessuno.
Se sei nessuno non sei qualcuno.

martedì 17 dicembre 2013

la ragione dell'origine della ragione


Colui che ha la ragione
non perderà la ragione,
finché avrà la ragione.

Ma dal momento che con ragione
deciderà di perdere la ragione,
non avrà più ragione di credere
che abbia mai avuto la ragione.

E dal momento che crederà
di non avere la ragione, intimamente,
a se stesso non potrà negare
di possedere la ragione.

lunedì 16 dicembre 2013

un messaggio di speranza


Al mondo c'è anche la luce.
Se non ci fosse non ci turberebbero tanto certe zone d'ombra.

mercoledì 4 dicembre 2013

del tutto e del niente


È stato detto tutto.
È stato detto anche che è stato detto tutto.
E anche che è stato detto che è stato detto tutto...

Non è stato detto niente.
Non è stato detto neanche che non è stato detto niente.
E neanche che non è stato detto che non è stato detto niente...

È stata detta qualcosa.
È stata detta qualcosa anche riguardo al tutto.
E qualcosa perfino intorno al niente.

lunedì 2 dicembre 2013

luci e ombre


Se nel buio dell'esistenza 
luce cercherai, 
all'ombra di una luce
presto siederai.

Se nel buio dell'esistenza 
luce porterai, 
nel buio, ramingo vagherai...

...ma un infinito mondo 
di forme e di colori 
nel tuo cuore accoglierai.

giovedì 28 novembre 2013

il meglio che puoi fare


Il meglio che puoi fare è cercare,
e cercando, dentro te guardare.
Se cercherai serenità, 
accanto a te, sulla tua strada lei starà.
Se gioia cercherai, 
gioiosamente solo, puoi star certo, l'otterrai.
Se cercherai amore 
nient'altro tu potrai che cercando, amare.
Ma se non sai cosa cercare, 
allora tu fai il meglio che puoi fare.

mercoledì 27 novembre 2013

come si divide... e come si unisce


Il mondo si divide in uomini che si chiedono come si divide
e uomini che si chiedono come si unisce.

Il mondo si unisce in uomini che si chiedono come si unisce.

venerdì 22 novembre 2013

Nat


– Ti spiego come funziona: tu prendi il dado, lo lanci per terra e prima che smetta di roteare lo raccogli e scegli un numero. –
– Scelgo il primo! – Disse impulsivo Nat.     
– Ma allora non mi ascolti? Devi prima lanciare il dado, poi… –     
– Ma perché? Che senso ha? –     
– Ti ho forse detto che ha un senso Nat? E' il Gioco, è così! –     
– Non mi piace! – Disse Nat.
Mio fratello mi prende in giro, pensava.
Era sempre la stessa storia, gli altri bambini giocavano e litigavano complici e partecipi d'ogni piccolo e grande segreto del mondo, lui li guardava distante e ogni qual volta lo coinvolgevano era solo per prenderlo in giro, per prendersi gioco di un piccolo stupido animaletto da compagnia, era l'unica cosa che riusciva a metterli tutti d'accordo, a disegnare sui loro volti la stessa felice, maligna espressione.     
Il fratello non lo aiutava, rincarava anzi la dose quasi incoraggiato dall'atteggiamento lascivo e dalle risposte evasive di Nat.     
– Tu sei un bambino stupido! – gli diceva. – Le cose non hanno senso per te! Un giorno o l'altro il serpente che sta in fondo al pozzo ti mangerà! Tu l'hai visto il serpente in fondo al pozzo vero Nat? –     
Nat non l'aveva visto, ma tutti l'avevano visto e lui non era diverso dagli altri quindi:     – Si! – disse. – Anch'io l'ho visto! – O a questo punto, pensò tra se, forse l'ho visto solo io!    
– Ma non lo capisci – continuò il fratello – che nostra sorella è andata via per questo? Perché tu sei uno stupido Nat! Solo uno stupido!     
– Mia sorella non è andata via! – disse Nat in preda al panico. – Ha detto che tornerà presto! –     
– Si! Stupido bambino! Ha detto che tornerà, ed è andata via. Non ha senso questo? Neppure questo ha senso per te Nat? –       
Le sue mani iniziarono a tremare, in preda al panico Nat iniziò a correre. 
Mille sguardi lo sfiorarono, mille bocche tentarono invano di parlargli. 
Il mondo iniziò a roteare impazzito intorno a lui.      
Sei solo uno stupido, pensava, sei solo…

– … svegliati Nat! È mezza notte! Non ricordi? Dobbiamo andare sulla collina! Ci vieni vero Nat? Me l'hai promesso! Mi dispiace, dormivi beato, eri così bello! –
Era così bella!
– Verrò con te! – disse Nat.
La voce più dolce si posò sul suo cuore ancora in subbuglio; 
– Correremo fino alla collina – diceva, – Ci sdraieremo sull'erba e guarderemo le stelle danzare, poi costruiremo un castello, inviteremo tutti gli animali del bosco e cureremo le loro ferite e ascolteremo le loro storie infinite…
– Mio fratello dice che sono solo uno stupido! – la interruppe Nat.
Lei gli posò una mano sulla guancia, asciugò teneramente le sue lacrime e gli disse:
– Non piangere Nat, io lo so che non è stata colpa tua, e poi ha detto che tornerà presto. Vedi? Guarda su, è lui che e ogni tanto, per dirci che ci vede e che ci ama, ruba una stella al cielo e la lascia scivolare un poco. E poi Nat, non è vero, tu non sei... –

Nel buio della notte Nat aprì gli occhi.
Un abisso screziato di riflessi dorati dondolava inquieto davanti a lui.
Sollevò lo sguardo dal mare e vide il sole, era immenso, tanto che pareva si potesse toccare.
Per un attimo a Nat sembrò di sentirne l'immane fragore, e fu un attimo eterno in cui si perse in quell'indescrivibile vertigine d'emozione che oltrecolmava il cielo...
Quando l'onda scrosciò schiumando ai suoi piedi, per Nat fu come tornare a respirare, anzi, ebbe la chiara sensazione che fosse davvero la prima volta.
L'onda si fece in dietro, e poi di nuovo avanti... 
Un soffio d'aria accarezzò il suo viso, un lontano profumo di fiori, un ricordo di foglie e piccoli arbusti, d'erba e conchiglie, lo avvolse.
Nat guardò in basso e vide le sue orme, in fila, davanti a lui, perdersi lontano.
Fu un battito di cuore, la brezza divenne vento e un'onda più grande crebbe. 
Quando tornò in dietro la spiaggia era pulita, splendente d'infiniti frammenti di luce dorata, misteriosi ricordi d'un unico immenso sole.
L'intero firmamento brillava vivace ai suoi piedi.
Nat fece un passo...
1995-2000 e... adesso!

sabato 12 ottobre 2013

la moneta è magia


La moneta, o meglio il denaro, non è un bene e non è un oggetto.
Esso è pura magia!
Se utilizzassimo il fagiolo come denaro esso smetterebbe magicamente di essere un fagiolo.
Se non ci credete provate a foderare la vostra camera con banconote da cinquecento euro.
Avrete scoperto che quei fogli di carta, dal momento che costituiscono denaro, non sono più fogli di carta.
Ciò non toglie che possano ridiventarlo e che in un gelido inverno potrebbero tornare utili per scaldare una bella padella di succosi fagioli.
Ma ci sarebbe poco da meravigliarsi se qualcuno morisse di fame con le banconote in tasca e i fagioli in borsa.
Il denaro è il metro con il quale si misura il valore del diritto di possesso di ogni bene e allo stesso tempo è il custode di quel valore, ma solo perché lo vogliamo noi.
Se io ti do un bene tu mi dai l'opportunità di acquistarne altri.
Questa opportunità  si chiama denaro.
Tutto molto banale, lo so.
Eppure, per quanto banale, facilmente sfugge la vera natura del denaro, ovvero l'essere testimone di un patto, evidente o meno che sia, tra persone che mutualmente e magicamente decidono che esso esista.
Se poi si attribuisce il valore creato ad un simbolo e si appiccica questo ad un oggetto, metallico o cartaceo per esempio ma non necessariamente, si crea la moneta.
Quando eravamo bambini e gli occhi vedevan le cose per quel che erano, ci sarà sembrato magico che i nostri genitori dessero un valore a quegli oggetti.
Un magico gioco al quale avremmo giocato anche noi per tutta la vita, ed eran già tutti d'accordo, mancavamo solo noi.
Ma quello che noi vivevamo come magico, magicamente non brillava negli occhi degli adulti.
Evidentemente non era una loro creazione, non erano loro i sovrani.
Col tempo avremmo dimenticato quella magia anche noi e quegli oggetti avrebbero occupato, con un pò di fortuna le nostre tasche, con qualche probabilità in più le nostre mani e quel che è peggio, con verosimile certezza la nostra testa.
La magia del denaro ci avrebbe stregati.
Tuttavia, per quanto ben congegnato, l'artificio non sarebbe durato se la moneta non avesse la sua utilità pratica.
Essa favorisce gli scambi in quanto è facilmente trasportabile, comodamente stoccabile e piuttosto poco deperibile.
Per di più è praticamente illimitatamente replicabile.
La sua evoluzione digitale poi svuota addirittura di significato le affermazioni precedenti spalancando definitivamente le porte della realtà.
Questo è tutto quanto la moneta può fare per gli uomini, e se vi pare che sia poco, poca cosa è la magia.
Ma come il sogno chiama il sognatore, come l'arte chiama l'artista, la magia chiama il mago.
E chi è allora il mago?
Dov'è quel patto di cui nessuno di noi ha memoria?
Dietro questa domanda si cela, e celandosi si manifesta, l'infinita distanza che separa l'uomo da se stesso in quanto parte del tutto.
L'uomo, per quanto accecato dalla mania del possesso, non sente il mondo che ha intorno come qualcosa che gli appartiene, nè tanto meno sente di appartenergli.
La magia è magicamente svanita quando nei suoi occhi ormai stregati ha smesso di brillare la luce nascente della scoperta, lasciando il posto alla sterile illusione.
Quando questo sia successo non lo sa nessuno.
E' la memoria perduta di un remotissimo presente scomparsa nel frastuono di un grande sogno collettivo.
La moneta stessa è solo lo specchio dell'assenza dell'uomo, della sua scelta di non scegliere, di non esser presente e sovrano della propria esistenza.
In fin dei conti quindi, se fossimo sull'orlo di un baratro e il nostro sogno stesse diventando un incubo, sarebbe solo, o quantomeno in gran parte, volontà nostra.
A questo punto potremmo svegliarci, o aspettare che qualcuno conti fino a dieci... Ma in ogni caso dovremmo decidere, e lo decidiamo in ogni momento, se questo in cui viviamo debba essere o meno il "nostro" mondo...

"La magia è arte della creazione, l'arte della creazione è affermazione di sovranità."

venerdì 27 settembre 2013

lacrime


C'è un uomo dentro una grotta.
Un giorno l'uomo, attratto dalla morbida luce, decide di uscire,
ma la luce che in principio lo attraeva ora lo abbaglia.
La grotta si richiude dietro di lui.
L'uomo si accorge di ciò e una profonda tristezza lo assale.
Piange, e le sue lacrime sgorgano come sorgente alla luce del sole.
Cerca allora di aprire la grotta afferrando quelle lunghe ciglia,
ma la sua tristezza cresce e le ciglia, divenute il suo unico appiglio, lentamente lo abbandonano.
Cerca di aggrapparsi, ma la superficie liscia di quel mondo non lo aiuta,
e allora scivola, scivola...
Fin quando giunge ad una valle morbida,
l'abbraccia, e quella si apre dolcemente.
Quando è dentro scopre che è enorme, profonda.
Prima di esser inghiottito da quell'abisso sente il bisogno di urlare.
Il suo urlo riempie l'intera caverna e cresce, cresce...
Arrivano altri uomini come lui, e tanti, tanti ancora.
E il loro urlo diventa enorme, immenso, sconfinato.
Prima che scompaia nel tutto, l'occhio dell'uomo lentamente si riapre.
Una luce morbida lo attrae.
L'eco d'un silenzio assordante lo scuote.


lunedì 23 settembre 2013

della dea Normalità

E intanto la grigia dea della norma avanza,
come un'inesorabile e asciutta marea,
un'onda invisibile che tutto abbraccia e niente risparmia,
un'immensa ragnatela che sagoma i cieli e scolora le menti.

Tutto è uguale ondular di bandiera,
tutto è veicolo d'onde che passano, vuote,
e in questo desolante ammiccar,
l'ombra dell'uomo sventola più d'ogni cosa.

Ma l'ombra dell'uomo non è l'uomo,
i suoi occhi s'apron d'incanto,
la luce s'infrange,
l'onda trova lo scoglio...

La voce dell'uomo non trema:
"Io riconosco al Momento il diritto di Eternità,
e al Crogiolo il diritto d'Immensità"
.