Visualizzazione post con etichetta dialoghi poetici. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta dialoghi poetici. Mostra tutti i post

mercoledì 26 febbraio 2025

il saluto di madama Satira

E fu, in fine, che madama Satira 
il momento suo prestò a signora Verità 
perché potesse essa mostrarsi
un poco anche agli increduli, 
in un apoteosi di caramellosa ilarità.

"Per un poco ognuno ti vedrà,"
disse a lei teneramente,
"finché, poi che t'avrà vista, 
vista in vero non t'avrà, 
preso ancora nelle amabil cure 
di Bugia e di Falsità.

Ma che t'importa amica mia,
sul palco metti il tuo bel piede
e canta a tutti il canto tuo,
e porta il giorno sulla notte,
e la bonaccia alla tempesta 
mett'in faccia pur',
e sottometti e schiaccia.

Non piangeran tra le tue braccia 
quei, ma sciocchi rideranno inver,
'che crederan veder danzar
nei loro occhi i panni miei.

E sia allor ch'io con essi pur, 
seppur d'un altro riso, 
più amaro sì ma vero e vivo,
guardando la tua danza riderò.

E già ti vedo trepidar, 
e poiché brava so che sei 
come e più di quanto anch'io saprei,
volentier ti lascio il posto mio.

Quando e se s'accorgeran ch'è Verità
a calcare il piè sopra i miei palchi,
e muteranno, l'occhi lor ridenti,
goccia di fiume in acqua e sale,
forse allor chissà che vorrà Dio 
ch'io torni ancora a fare,
come l'acqua dolce torna al mare,
di nuovo quello che so fare.

Intanto amica mia sul palco stacci tu
e fai di quelli che il veder 
non seguono al guardare, 
preciso quel che più ti pare."




martedì 11 aprile 2023

et in Arcadia ego

- Colui che ha visto: ...è la tomba amico mio, al fine era la tomba, e cosa cerchi tu sopra una tomba?

- Colui che vede: Ma c'è un segno, non vedi? è un suo messaggio!

- Colui che ha visto: ...e dice che questa è la sua tomba...

- Colui che vede: "È la mia tomba" dice, e per questo proprio non può esser la sua tomba.

- Colui che chiede: E tu, che cosa pensi invece tu, è viva oppur'è morta Fantasia?

- Colei che sa: Viva mai lei non è stata, questo io ti dico, ma morta sol per esser viva più ch'ogn'altra cosa viva.

 

Nicolas Poussin, Pastori dell’Arcadia, 1650, olio su tela, 85 x 121 cm. Parigi, Musée du Louvre

martedì 18 agosto 2020

...neppure se volessimo


Vedi caro Malacoda, siamo stati così bravi, così perfetti, così dannatamente sublimi nel disegnare la strada della nostra malevolissima ambizione sotto i loro piccoli inconsapevoli passi, che se anche decidessimo di smontare tutto il palcoscenico e rovesciargli addosso la verità, schifosamente chiara, semplice e limpida, come mai potremmo "noi" davvero fare... che orrore! No, non potremmo salvarli neppure se volessimo, neppure se volessimo... LoL

domenica 14 giugno 2020

dialogo tra uno schiavo e un Re


- Papà, tu cosa pensi di quelli che si lamentano contro il governo per quello che fa col coronavirus?

- Vuoi sapere qual'è il vero coronavirus figlio mio? E il virus della corona, simbolo della sovranità. È il sovranismo il peggiore dei virus, sono i sovranisti che si lamentano, sono loro quelli di cui ci dobbiamo liberare, prima ancora del virus.

- Si... papà?, ce ne dobbiamo liberare?

- Si, così finalmente resteremo solo noi, che non se ne può davvero più.

- Eh si, solo noi... Ma noi invece chi siamo papà?

- Eh? Noi? Ehm, noi siamo... persone con giudizio, rispettose, equilibrate, realiste, senza grilli per la testa. Noi siamo per la democrazia insomma, tutt'altro che fanatici sovranisti.

- Ma papà, ma loro dicono che per esserci la democrazia il popolo deve essere sovrano, quindi ci vuole la sovranità, altrimenti la democrazia è finta...

- Zitto, non farti abbindolare da quei fascisti, dicono così, ma in realtà, sotto sotto adorano Mussolini.

- Quindi non hanno davvero torto papà, sono solo dei bugiardi?

- E come potrebbero aver ragione dei fanatici fascisti?! Quelli crederebbero a qualunque scemenza passasse sul web, e tu vorresti credere a loro? Dovrebbero chiuderlo quel cavolo di web, così la finirebbero di rompere le scatole. Lo dicevamo bene in piazza con le altre sardine. Per certe cose ci sono gli esperti, non è mica che arrivano loro e con quattro parole capiscono tutto. Ma ti pare? Se avessero ragione t'immagini che complotto? banche, politica, televisioni, radio, giornali, università, forze dell'ordine, multinazionali... Ma ci puoi credere? Ma ti sembra possibile? Sono solo un branco di deliranti complottisti. Dobbiamo liberarcene prima possibile.

- Ma quindi papà, per esserci la democrazia non serve avere la sovranità? Dicono che sta scritto pure sulla costituzione.

- Appunto, vedi? Perché rompono i coglioni se già ce l'abbiamo?

- Quindi anche tu sei un sovranista papà? Solo che tu pensi che ce l'abbiamo ancora, mentre loro dicono che ce l'hanno tolta?

- Stai parlando dei fascisti figlio mio, insoddisfatti e disadattati fascisti. Questo sono i sovranisti. Vuoi diventare come loro? Lo sai cosa facevano i fascisti?! Dobbiamo bloccarli, azzittirli, eliminarli prima che facciano altri danni. Metti giù un ginocchio ed alza il pugno come faccio io, ch'è finito il tempo di disegnare sardine e arcobaleni. Ormai sei un ometto figlio mio. E smettila di chiamarmi papà che poi ti ci abitui e lo fai pure davanti a tua madre, e lo sai che quella s'incazza, e ha ragione, che se ti sente qualcuno ci prende per fascisti pure a noi.

- Cosa facevano i fascisti papà?





martedì 17 marzo 2020

...i sentieri del bene e del male, oltre i confini dell'uomo.


- Dimmi amico mio, tu che vivi oltre i confini dell'uomo, tu che vedi e riempi ciò che a me appare vuoto, tu che chiara t'è ogni cosa ch'io neppure vedo, dimmi, poiché io non perda tutto, anche se poco, di quello che in cuor serbo; quale strada conduce all'alto bene, e quale invece trascina e sperde in fondo al male?

- Fratello mio sappi che, in ogni momento della mia vita, io sono di fronte ad un bivio e devo scegliere tra lo scegliere ed il non scegliere.
Se scelgo di non scegliere sono sulla strada del male, che è una grande e consumata strada, molto frequentata e apparentemente rassicurante.
Se scelgo di scegliere sono sulla strada del bene, che è il mio piccolo, dimenticato e misterioso sentiero.
Questa è l'unica sostanziale differenza che c'è tra il bene e il male, tutto il resto è effetto di questa scelta che io faccio, sempre, in quell'unico momento che è la vita.
Se scelgo di scegliere e mi dispongo quindi a cercare il mio personale e intimo sentiero io sto nascendo dal mondo, e divengo portatore e paladino del bene.
Se scelgo di non scegliere e mi abbandono alla grande strada che si dipana innanzi a me, la strada dei molti, privi di dubbi, celeri e disinvolti, io sto morendo nel mondo e così do modo di "essere" al male.

- Amico mio, tu che vivi oltre i confini dell'uomo, perché tu mi parli come se anche tu fossi prigioniero del mondo? qui, nel regno del bene e del male?

- Poiché nel bene e nel male e oltre il bene e il male, esiste solo la mia vita, frantumata in mille cocci si, ma ogni coccio è sempre la mia vita...

- Quindi anch'io che faccio domande, che vago perso fra le vie contorte del mondo in cerca di tracce, significati, indizi, piccole gocce di luce che mi aiutino a discernere, a trovare la strada...

- Anche dai tuoi occhi si, ho visto e vedo quella strada, dacché tu la cerchi essa scorre innanzi a te, sempre innanzi a te.

- Anche a me talvolta pare ma quando credo di vederla allora lei mi fugge, e mille cose che mi turban vedo io che il cuore strugge e allor mi chiedo: solo d'ombre qui si vive? e perchè tante nebbie qui s'ammassan fitte, che mai a noi pare che disverni e sbocci in cielo il sole?

- Il finto bene, ovvero il male, prevale quasi sempre nelle posizioni di potere e di dominio, ne è attratto e profondamente condizionato poiché nel potere e nel dominio egli vede ciò che manca a se stesso.
Il bene invece basta a se stesso, non ha puerili ambizioni e non vorrà mai dominare nulla o nessuno poiché egli è germe di libertà, e solo nella libertà trova se stesso.
Il male è una strada esteriore, facile, scorrevole, segnata e battuta... ma è vuota, è la strada della perdizione. Quando prendo questa strada valuto le cose del mondo in funzione del potere che le ha confezionate, e nel farlo manifesto la mia condizione di inconsapevole schiavo.
Il potere, è noto, ha solo schiavi.
Il bene è una strada interiore, difficile, tortuosa, struggente e misteriosa... ma è una strada piena, è la strada che percorro quando, sentendomi perso nei meccanismi del mondo, torno finalmente a casa.
Quando prendo questa strada valuto le cose del mondo dal mio unico e personale punto di vista senza cedere ad altri miei condizionamenti, e nel farlo manifesto la mia condizione di uomo libero che cerca e ama la propria libertà.

- Quindi il bene è il bisogno di libertà?

- Il bene è la libertà, quindi anche ricordo, ricerca ed esercizio di libertà, ed è un percorso che unisce gli uomini nel profondo del loro cuore, poiché conduce gli uomini al cuore.
Il male, per contro, che sembra avvicinare poiché amalgama in grandi gruppi, in realtà allontana profondamente poiché omologa l'uomo e lo uniforma annientandone la natura profonda, e allontanandolo dal cuore.

- Quindi il cuore dell'uomo è libertà?

- Il cuore dell'uomo è bellezza!
La libertà è il sentiero che porta alla bellezza.
Se ascolto il mio cuore lui mi dirà che la libertà è bellezza, poiché la libertà è la strada che conduce al cuore, che è principio di bellezza.
Se il mio sguardo non fosse libero, infatti, io non potrei cogliere la bellezza, come pure, evidentemente, non vedrei la bruttezza.
Questa è la ragione della bruttezza e della bellezza nel mondo.

- Vuoi dire che la bruttezza del mondo esiste perché in molti non la vedono?

- Si, o meglio, esiste perché io la vedo, accorgendomi di non vederla.
So cosa mi stai per chiedere, te lo leggo negli occhi, ma vedi, per me è come svegliarsi da un sonno, ma non essere davvero ancora svegli, essere in parte ancora prigionieri dei sogni vaghi, oscuri e seducenti della notte, e in parte già sedotti invece dall'alba chiara del giorno che incombe.
Il giorno verrà, è inevitabile, è già qui, io lo vedo, fiero e rigoglioso, e la notte adesso è nera e lo rincorre e gli s'avvinghia disperata e lo vorrebbe soffocar prima che nasca... poiché quello poi, nascendo ugualmente, brilli più che mai e di bellezza inondi l'infinito intero giungendo oltre la soglia del perduto immenso e di gioia e ancor di grazia varchi il colmo esausto del mio piccolo e stremato cuore.
Ora dimmi amico mio, dimmelo tu, che cosa vedi?

- Vedo gli uomini che nascon liberi, col fuoco della scelta che arde nel loro cuore, barattare presto questa fiamma che li avrebbe guidati nel loro misterioso e irripetibile sentiero, per la misera e grigia ma battuta e apparentemente sicura strada maestra.
E più gli esseri umani procedono lungo questa strada, più son condizionati a pensare che non potranno mai uscirne.
Piano piano diventano essi stessi quella strada e si perdono in quella vuota moltitudine.
L'Io si spegne riducendosi a cellula replicante d'un qualcosa che a lei pare tanto grande, ma che è in realtà immensamente piccola.
Così vedo l'uomo morire, macinato nell'incedere meccanico di un sistema preordinato.

- Già, ma Io, amico mio, getto i miei semi entro confini del mondo, e questo è il cuore dell'uomo: un seme gettato in un campo, una promessa dimenticata, o una testarda speranza.
"Spunta o germoglio dalla crepa del muro!
Sboccia o colore da quel grigio più scuro!
" dico Io.
Quando l'uomo s'accorge e, con coraggio, nonostante la calca, la resistenza dei molti e col rischio di venire schiacciato dagli errori del passato e dalle minacce del futuro, si ferma innanzi a quell'antico bivio e sceglie, e abbraccia se stesso riconoscendosi nel suo ritrovato sentiero, è come un raggio di sole che squarcia le nubi.
Così rinasce l'uomo, sentiero di libertà, principio di bellezza e tempio di umanità.
E così sboccia, entro confini dell'uomo e da lì oltre tutti i confini, il più bel fiore di tutto l'universo.
E sei tu, amico mio, se lo vuoi, il fior dell'universo.

William-Blake-The-Good-and-Evil-Angels

sabato 30 settembre 2017

il sentiero dei re


-Tu vuoi esser schiavo oppur vuoi esser Re?
-Io voglio esser Re!
-Allora non chiederti dove, come e quando, ma chiediti "perché?"!

domenica 26 luglio 2015

la favola dei numeri


C'era una volta un bambino, si chiamava Uno.
Era un gran sognatore, ma i suoi sogni non trovavan mai una fine.
Aveva una gran voglia di conoscere il mondo, ma non sapeva proprio da che parte cominciare.
Aveva in realtà una gran paura di sbagliare, pensava che se avesse cominciato da una parte avrebbe perso infinite e fantastiche occasioni, e allora si voltava, ma gli pareva che il mondo ruotasse tutto insieme a lui...
Un giorno, disperato Uno chiuse gli occhi, era triste e sconsolato e allora "voglio pianger!" disse.
Due lacrime s'affacciarono alla luce e fecero una breve gara sulle sue lisce guance... "Perché piangi?"
A quel sentire Uno apri gli occhietti e vide un bimbo, "Tu chi sei?".

"Ciao! Io sono Due!".
Da quel momento Uno fu contento, e seppur rimase sempre indeciso e pieno di domande le acque che annegavano i suoi sogni non gli parver più così profonde.
Due era un bambino semplice, lui al contrario di Uno non aveva mai dubbi o incertezze su quello che voleva fare, ed era decisamente un gran chiacchierone.
Era come se il mondo fosse tutto davanti a lui che l'accoglieva pien di gioia.
Per lui le cose erano semplicemente o bianche o nere, ed anche se talvolta alcune sfumature gli sfuggivan era sempre comunque un piacere parlarci poiché diceva esattamente solo quello che pensava...
Un giorno Due disse a Uno "Vuoi giocare?"
"Dici a me?" disse Uno.
"Posso giocare anch'io?".
"E tu chi sei?" disse Uno.

"Sono Tre!".
"Wow!" disse Uno.
"Fantastico!" disse Due.
Tre era un bimbo frizzante e super vivace, allegro e pieno di energia.
A lui piaceva moltissimo fare ruote e girotondi, non stava mai fermo e si adattava a far qualunque gioco, era un grande spiritoso e da quando c'era lui non ci si annoiava mai.
Un giorno disse agli altri: "Oggi chiudiamo gli occhi e meditiamo!".
"Meditiamo? Cosa significa? Non dobbiamo fare niente?" chiese Uno.
"Chiudete gli occhi, e fate tutte le cose insieme!".
Quando riaprì gli occhi a Uno parve che fosse passata un'eternità in un battito di ciglia.
Due fece un sorriso grande "E tu chi sei?".

"Ciao amici, io sono Quattro!"
Un bimbo tranquillo era Quattro, con lui tornavan sempre i conti, è come se stesse sempre al posto giusto, non si lamentava mai, ma anche difficilmente proponeva qualcosa.
Talvolta pareva che ci fosse ma non ci fosse insieme.
Litigare con Quattro era quasi impossibile, e se putacaso succedeva non la spuntava comunque mai nessuno.
Alla fine finiva sempre tutto con una stretta di mano.
Un giorno Quattro disse "Perché non giochiamo ai quattro cantoni?!"
"Va bene!" dissero gli altri in coro, ed entusiasti si disposero agli angoletti d'una piazza.
"E adesso?" disse Uno.
"Se non avessi oror’ parlato, giurerei che manca Uno!" disse Tre ridendo, "Se tu fossi lì nel mezzo giurerei saremmo in..."

"Cinque! Ciao ragazzi, io son Cinque! Quel posto in mezzo è mio!".
Fu una gran sorpresa per tutti, Cinque era un vero rivoluzionario, da quando arrivò lui di giocar non si finiva mai, anche se poi, quand'era sera di dir che gioco hai fatto a dire il ver non ti riusciva.
Era tutto un progettare e chiacchierare e se d'idee non ne venivan lui stava li col dito in bocca e gli occhi in su...
"Ci pensi tu?" dicevan gli altri, e allo sbocciar del suo sorriso "Evviva batti il cinque amico mio!" saltavan tutti.
"Oggi abbiamo una missione!" disse Cinque, "Dobbiam trovare Sei!".
"E chi sarebbe?" disse Uno, "E non siam 'bastanza in cinque?".
"Si, mi piace!" disse Quattro, "Andiamo Due, non vuoi venir con me?".
"Vengo anch'io!" disse allor Tre.
E cominciò così quell'inconsueta assai missione.
"Sei, dove seiii!" s'udì un gran coro.
"Faremo prima" disse Cinque, "se ci divideremo. Farem due gruppi, Tre con Due e con Quattro andran di là, io con Uno...".
"Ma siam di meno!" disse Uno.

A quel dire una vocina, piano piano, dal silenzio s'affermò "Ci sono anch'io!"
"L'abbiam trovato!" sabbracciaron tutti, "E non l'abbiam neppur cercato!" disse Cinque.
"Evviva Sei! Evviva Sei!" dissero in cinque.
E Sei fu subito dei loro.
Era un bimbo docile e tranquillo, un grande sognatore con la pace in fondo al cuore.
Le sue storie avevan sempre un sol che nasce e un sol che muore, nel grande cerchio dell'amore.
"Sei," gli disse un giorno Uno, "Che stai pensando?"
"Vedo un'ombra amico mio, che ferma i soli all'orizzonte, e non è d'alba o di tramonto, ma tra i due cerchi si scompone a mezzogiorno."
"Non ti capisco amico mio" gli disse Uno, "in mezzo al tempo c'è nessuno!".
"Eppur lo vedo" disse Sei "È tutto il giorno che lo vedo..."
Venne la notte.
"È mezzanotte!"
"Chi ha parlato?" disse Uno, "Mi hai chiamato?" disse Due, "Siete svegli?" disse Tre, "Cosa fate?" disse Quattro, "Il ciel stellato?" disse Cinque, "Sei arrivato!" disse Sei.

"Siamo Sette!" disse lui.
Era giunto nella notte, e fu subito giorno.
Sette era un portento, una forza della natura, un vero condottier conquistatore.
Quando venne lui scomparver giochi, ruote, cerchi e discussioni, "Conquisteremo il mondo!" diceva, "Scopriremo posti magici, berremo l'acqua da sorgenti cristalline, spiagge dorate conserveran le nostre impronte e degli oceani andremo intrepidi sull'onde, la nostra culla sarà il fuoco del vulcano e nostra casa l'orizzonte!"
Furono giorni di viaggio e d'avventura, d'incredibili scoperte e magici momenti.
"...ma il nostro mondo non ha sponde!" disse un giorno Sei.
"Abbiam le stelle" disse Sette, "che ci guidan nella notte!".
"È molto bello amico mio, ma dov'è che andiamo? E non v'è mai un ritorno?"
"È tutt'intorno amico mio, tutt'intorno... dobbiamo andare!"
"Eppur mi pare che siam soli..." disse Sei, "come i soli all'orizzonte, un che nasce ed un che muore. Come quando tu non c'eri, e poi arrivasti nella notte..."
"Fosti tu che mi vedesti amico mio, e or sei tu che non mi vedi?" disse Sette.
"Io ti vedo come vedo il sol che nasce, e poi ti vedo come vedo il sol che muore, e poi li vedo insieme i soli... E vedo te, che non sei solo!"

"Tu vedi me, che sono l'Otto!".
"Ti vedo anch'io" s'affrettò Sette.
"Tu sei il ritorno?" chiese Sei.
"La nostra casa è dentro noi" rispose Otto "ma si può andare oppur tornare... fermi no, non si può stare."
"Bentornato!" disse Sei.
"Benvenuto!" disser tutti, e fu allestito un bel banchetto, e furon d'Uno le domande, di Due fu l'entusiasmo, Tre fu d'allegria ministro, Quattro tenne banco, Cinque alzò i bicchieri, Sei fe' una ghirlanda di parole, e poichè ognuna ebbe un colore, Sette le dispose in fila come i petali d'un fiore, poi venne Otto e fe' l'incanto d'accordare i cuori a un dolce e amato canto.
Come ruote che giravan sempre unite da ogni tempo, cosi cantavan tutti insieme che parevan fosser... tutti.
"Come son belli! Potrei turbarli... Potrei osservarli da lontano, col favore della notte, senz'annunciarmi, e magari piano piano avvicinarmi..."
"Sta arrivando un uragano!" disse Tre.
"Può spazzarci tutti via?" domandò Uno.
"Guarda, intanto adesso piove!" aggiunse Tre.

"Ben trovati amici, sono Nove!".
"Temevamo una tempesta!" disse Uno.
"La tempesta è il nostro cuore!" disse Nove, "che fermo può restare sol se tutto muove!".
"È per questo che ora piove?" disse Tre, "che scendon fulmini dal ciel ruggenti come draghi, e turbini s'avvolgon tra i bagliori e sferza il vento sopra i fiori?"
"Son gli umor delle stagioni!" disse Quattro.
"Oltre il cielo e le stagioni andar dobbiamo" disse Nove, "su, nell'alto e basso insieme, dove i giorni son sorrisi che risplendon fulvi nella notte scura, e gli orizzonti non son retta o curvatura ma puntini, sol puntini luccicanti!"
"Son le stelle!" disse Sette.
"Le stelle sì," rispose Nove, "son le vie del firmamento, grande affresco intorno al tempio senza volta né pareti del regno oscuro dei pianeti!"
"Come giran tutti quanti!" disse Tre.
"Sono immensi e variopinti!" disse Sette.
"E sincrocian ogni tanto! Disse Due.
"Son distesi sopra un piatto!" disse Quattro.
"Ma cos'è che li sconvolge?" chiese Uno, "par che fuggan tutti quanti!"
"Oppur rincorron qualche cosa," disse Sei, "che li fugge, 'che son tanti!"
"Sono i passi dei giganti," disse Cinque "che fan cerchi negli stagni!"
"Ci dev'essere l'incanto" disse Otto "che i pianeti tutti muove!"
"Tutto questo mi commuove!" disse Uno, "tutti e nove intorno al sole!"

"Benvenuti amici! Sono Dieci!"
"Ben trovato!" disser tutti.
"Siamo in tanti," chiese Uno, "oppur siam tutti?"
"Siamo il cerchio," disse Dieci, "che ci fa sentire tutti, e in vero si, ti dico, siamo tutti!"
"Ma questa storia è già finita?" chiese Uno.
"E una fine questa si," rispose Dieci, "ma non di meno è anche un inizio!"
"Ma se siam tutti" disse Uno, "se siamo il cerchio, e siam la fine... Ora cosa può iniziare?"
"Così cominciano le storie, amico mio," rispose Dieci, "ci vuole un cerchio, un girotondo, e a turno ognun potrà 'contare. Puoi iniziar tu, che lo sai fare!"
"Ma la mia storia ancora, dovrei di nuovo raccontare?" chiese Uno.
"Se la vivessi ancora," domandò Dieci, "sarebbe uguale?".

 
"Sarei diverso!" disse Uno, "sarei più forte! Avrei i miei dubbi ancor nel cuore si, ma non mi potrebber governare!"
"Bravo!" disse Dieci, "con il tuo aiuto tutto il gioco può iniziare, poiché se d'"esser" ci si accorge nella vita, li si comincia una nuova storia a raccontare! 
Così comincia un nuovo ciclo! E tu sei l'Undici, ti dico."
"E dopo me verrebbe il Due?!"

"Con molta più passione!" disse Due, "sarei il signor dell'abbondanza, spartirei il mondo poiché fosse una gran torta, e i cieli interi appenderei nella mia stanza..."
"Bene!" aggiunse Dieci , "quel che dici ti s'accoppia! D'esser Dodici ti tocca!"

"Questo gioco mi par strano... Se dovessi ancora essere Tre, son sicuro che sarei lo stesso, ma se devo recitare, e a questo cerchio che s'accosta tanto a una spiral prestare tempo, io lo giuro, sarei il vento! '
"Molto bene!" disse Dieci, "'siccome il vento annuncia il vento tu Tre dici..."

"Giocherei anch'io," s'aggiunse Quattro, "e sarebbe bello esser regina della pace e dell'immenso, e mescere l'essenza d'ogni cosa, e ricavarne ancora il senso!"
"Fantastico!" commentò Dieci, "e c'è Quattordici!"

"Ed io potrei per gioco, giocar coi panni sconci di bea smorfia e disonore, e al mondo mostrar tosto i volti osceni del potere!"
"E Quindici non manca!" disse Dieci.

"Si può nascer tante volte a questo gioco apprendo, e tante volte ancora il mondo riscoprire, e allor che al cielo il nostro cuor s'appressa, in fondo ancora e ancor cadere, ma con la gioia d'esser gocce variopinte dal cielo attratte sempre e dall'amor sospinte... Quei tesori vorrò sempre riscoprire e intanto esser la gioia ch'a ogni cuor dona dei cieli il canto."
"E siam Sedici d'incanto!"

"Vorrei che il cielo che mi guida nella notte discendesse misterioso sulla terra e che i miei passi si fermasser sazi solo al cospetto d'una stella!"
"Mai brillò di più un incanto... Diciassette!"

"Nell'equilibrio d'ogni cosa io mi pongo, son la bilancia che non pesa al mondo e sono il mondo. 
Come un castello mi dipingo che governa e incastra i versi agli universi... Ma qui m'aquieto sotto l'onde d'uno stagno, che increspan l'anime e i riflessi dell'immenso. 
Ai mondi dono il gran mister della speranza, e la fortuna che insegue i moti oscuri e altalenanti della Luna."
"Diciotto, e la notte è piena!"

"Di tutti quei pianeti ve n'è un che non avanza, che incollato s'è al mio cuore e tutto il resto ruota in una strana e ignota danza... Terza nota sopra un'arpa che s'accorda con le rime dell'immenso, d'un azzurro chiaro e intenso m'ha stregato la più bella, la più dolce... madre Terra. 
Per chi cerca all'orizzonte di quei mari sconfinati, oltre limiti e paure, spiagge e monti che l'accolgan, verdi boschi e pie radure, e per chi avanza con timore ad ogni passo e con coraggio sostenendo le sue cure, io sono il Sole!"

"Quel che ha parlato," disse Dieci, "è Diciannove. 
E ora che un nuovo cerchio è già finito, or devo anch'io, che son la ruota che s'avanza e tutti quanti invita a danza, raccoglier pure quell'invito. 
Il buon lettore avrà capito che a questo gioco sconvolgente ch'è la vita, non v'è regista o diligente osservatore che non sia pur perdutamente e irrimediabilmente attore. 
Io voglio esser quel momento, in cui ogni uomo che apre il cuore al suo tormento s'accorge d'esser parte e fondamenta dell'immenso. 
Che si ripeta all'infinito, come l'alba che ricuce il giorno dai brandelli del tramonto, ed il tramonto che risvela ancor d'incanto l'immensità del firmamento."


"Solo un momento," disse Uno, "quand'ero solo, ed ero tutto, e in ogni parte vago e incerto mi perdevo, prima ancora che una voce amica mi rapisse il cuor, io feci un sogno, e v'era il tutto che svaniva, e il niente che niente più non era. 
Quando aprii gli occhi solo allor m'accorsi che fino ad allor l'avevo chiusi. 
Perché? Mi chiesi in quel momento; cos'è che cerco in questi specchi solcando spazi vaghi e tempi in cui non vedo? 
A questa freccia su una corda tesa che il mio cuore ancora incurva io non seppi dare un segno... Ma quel che venne, or lo vedo, fu il mirabile disegno che m'accorgo io cercavo. 
E se fu bello, come vedon gli occhi e il cuor risponde, allora il mondo, ch'ora nasce e sboccia in ogni forma, a nulla più, vi dico, che una cornice si conforma. 
In quel disegno ch'è ragione e vera vita d'ogni cosa, come una rosa che si mostra al ciel che l'accarezza io voglio esser... la bellezza!"


"Sei stato matto amico mio," disse una voce, "tu c'hai 'contato questa storia. 
Ma solo a un matto riuscirebbe d'ingannarsi e tante vesti d'indossar per far baldoria... 
Si fa fagotto! Si segna il passo! Si soffia il vento! S'avvolge il tempo! Nasce una storia! Si fa baldoria!..."


 Storia "liberamente" ispirata agli arcani maggiori dei Tarocchi di Marsiglia di Camoin e Jodorowsky. 


lunedì 20 gennaio 2014

la favola della Realtà ...fra Scienza e Fantasia


“Quando ormai la Scienza 
tutto il mondo ebbe compreso,
del mondo sulla sponda si fermò.

Fu Fantasia con la sua danza
a svelarle il suo sorriso,
e una lacrima il suo occhio distillò.”

  
Fantasia:   Ciao sorellina. Come te la passi?

Scienza:    Cosa vuoi? Che ci fai da queste parti?

Fantasia:   Son venuta a trovarti, sai che ogni tanto mi ricordo di te...

Scienza:    Questo non è posto per te!

Fantasia:   Ma io son la Fantasia, non ho un posto io, vado ovunque...

Scienza:    Non qui, qui o ci stai o non ci stai, non puoi mica passarci e andartene via quando ti pare e piace.

Fantasia:   E per quale motivo non potrei?

Scienza:    Perché questo è il regno della Realtà! 

Fantasia:   Ma ovunque è ovunque, e comprende anche il qui... e poi cosa ti dice che io e sua Realtà non possiamo andare d'accordo?

Scienza:    Qui le cose sono serie e coerenti, e tu non sei ne l'una ne l'altra.  

Fantasia:   Già, ma... eccomi qui! Qualcosa, sorella mia, dev'esserti sfuggita...

Scienza:    Avevo calcolato una probabilità, cosa credi? La scienza è una cosa seria.

Fantasia:   E quante probabilità ci sono che tu... abbia ragione?

Scienza:    Non è che io abbia o debba avere ragione, è il metodo che conta. E il mio metodo è coerente con la realtà, è provato dai fatti, il mio metodo è la ragione! 

Fantasia:   Sei proprio sicura che la Realtà la pensi come te? Visto che siamo qui, come dici tu, nel suo regno, perché non la chiamiamo? Realtà! Dove sei?

Scienza:    Ma cosa fai?! Chi chiami? Questo è il regno della Realtà, la Realtà è ovunque e tu sei solo un'illusa. T'illudi di avere un mondo tuo quando invece ti rifugi miseramente in una piccola nicchia della Realtà. Cosa credi, che la signora Realtà si presenti davanti a te a tuo piacere e comando? Non ti sei mai curata della Realtà delle cose e ora avresti l'ardire di chiamarla al tuo cospetto? Sei proprio una sciocca!

Fantasia:   Io l'ho solo chiamata. Se vuol venire viene, altrimenti no. Non vedo perché ti scaldi tanto. Realtà, se ci sei dacci una prova!

Scienza:    Non ho parole! Cosa ne sai tu delle prove?! Ma va bene, almeno forse inizierai a capire.

Fantasia:   Sua Realtà, reale regina del regno dei regni, se troppo impegnata non sei a reali amenità realizzar, io vorrei... io t'invoco!

Scienza:    Sacrilegio!

Realtà:      ...eccoci!

Scienza:    Sua maestà, quale onore! Le chiedo scusa a nome di mia sorella, lei... Ma quanti siete sua maestà?

Realtà:      Siamo una!

Scienza:    Sua maestà, cosa vuol dire "siamo" una? Non capisco...

Fantasia:   Sua Realtà vede, mia sorella è convinta che il mio mondo, reale non sia, ma che sia real l'illusione che reale esso sia...

Scienza:    Sua maestà, mi perdoni se oso domandarle, ma lei com'è, insomma che forma ha?

Realtà:      La forma che vedi, noi abbiamo...

Scienza:    Io la vedo maestà, ma mi pare che... che cambi, non capisco, la sua forma è confusa, se la guardo mi sfugge...tu sorella che vedi?

Fantasia:   Una pietra...

Scienza:    Una pietra? Davvero? E... che forma...

Fantasia:   La forma di una pietra sorella... ben piantata per terra.

Scienza:    Ma come... non capisco. Io, del suo regno so tutto, nulla mi sfugge, è la mia vita, la mia casa...

Fantasia:   ...il tuo regno....

Scienza:    Cosa dici sorella?! Questo è il regno della Realtà. È il suo regno, vero maestà?

Realtà:      ...il nostro regno...

Scienza:    Lo sapevo vedi? È il suo regno.

Fantasia:   Ogni regno è il suo regno...

Realtà:      ...ogni regno è il nostro regno.

Scienza:    Ma, cosa vuol dire? Allora anche il tuo sorella? E perché tu la vedi bene e io non... forse dovrei venire nel tuo regno per poterla vedere?

Fantasia:   Ma io non ho regno...

Scienza:    Ma come? E tutte le volte che... quando non ci sei, dove sei? Intendo dire realmente dove... Sua maestà! Dov'è? Dov'è sua maestà? 

Fantasia:   Non c'è.

Scienza:    Ma un'attimo fa era qui. Ora non c'è più...

Fantasia:   Non c'è mai stata sorella.

Scienza:    In che senso sorella? Era qui poco fa, l'hai chiamata tu... Sua maestà! ...non puoi richiamarla?

Fantasia:   Posso sorella ma, non sarebbe più la stessa cosa.

Scienza:    Cosa vuoi dire?

Fantasia:   È proprio così sorella mia, lei non c'è mai stata, mi spiace.

Scienza:    Impossibile... tutti i miei calcoli, tutto il mio lavoro, la mia dedizione, tutto per avere una certezza, un motivo... Che senso ha? Cos'è la mia vita?! Io... chi sono io?! ...Dove vado ora? Cosa faro?...

Fantasia:   Vieni qui sorella mia, abbracciami.

Scienza:    Ma perché sorella, perché tutto questo? Cosa è successo?...

Fantasia:   Ti ricordi quando eravamo bambine? Quando giocavamo felici, e stavamo sempre insieme? Ricordi quando ci divertivamo ad aprire e chiudere gli occhi, e io ti dicevo "ecco, ora vedi... una montagna incantata" e poi "ecco, ora vedi un ruscello fatato", "ecco... un magico bosco"...

Scienza:    Quanto tempo è passato! Eravamo proprio spensierate...

Fantasia:   Poi un giorno ti dissi: "ecco, ora vedi... una pietra!".

Scienza:    La vedo! È tornata! È lei vero? È la realtà?

Fantasia:   La vedi... Si.

Scienza:    Ma questo vuol dire che tu... Dimmi la verità, perché una pietra?

Fantasia:   ...giocavamo felici, ma un giorno io ti dissi "ecco, ora vedi... vedi che è tutto finto". Il tuo volto si rabbuiò, e tu iniziasti a piangere... Io provavo a consolarti, era un gioco, eravamo bambine, ma tu non la smettevi, ti disperavi... Il mio cuore era triste, non sapevo che fare. Fu allora che ebbi l'idea. Dovevo darti qualcosa di certo, qualcosa che ti tranquillizzasse... Di meglio non seppi immaginare che una pietra. Quella pietra divenne il tuo rifugio, la tua certezza, e piano piano la tua ossessione... Passavi tutto il tempo attorno a lei. La cosa mi struggeva, allora la feci crescere, divenne sempre più grande, decisi che avrei fatto in modo che intorno ad essa tu potessi perderti... Ma poi mi accorsi che non stavo facendo altro che ingannarmi. Volevo che neppure ai miei occhi quella pietra apparisse una pietra. Avrei voluto perdermi con te, piuttosto che accettare d'averti persa...

Scienza:    Sorella, posso farti una domanda?

Fantasia:   Si.

Scienza:    Tutta questa storia... è una tua creazione vero?

Fantasia:   ...si.

Scienza:    Quindi anche loro? Intendo quelli che ci guardano, che ci leggono, sono una tua creazione?

Fantasia:   Si.

Scienza:    Quindi il loro mondo...

Fantasia:   Si, il loro mondo è il tuo regno sorella, la tua pietra, la tua prigione, la mia tristezza...

Scienza:    Ma ora...? Intendo dire adesso...

Fantasia:   Ora è tutto diverso, tutto diverso sorellina...

Scienza:    Quindi tu pensi che potremmo...?

Fantasia:   Chiudi gli occhi anima mia... ecco, ora... vedi!



https://soundcloud.com/la-favola-della-realta-fra

venerdì 22 novembre 2013

Nat


– Ti spiego come funziona: tu prendi il dado, lo lanci per terra e prima che smetta di roteare lo raccogli e scegli un numero. –
– Scelgo il primo! – Disse impulsivo Nat.     
– Ma allora non mi ascolti? Devi prima lanciare il dado, poi… –     
– Ma perché? Che senso ha? –     
– Ti ho forse detto che ha un senso Nat? E' il Gioco, è così! –     
– Non mi piace! – Disse Nat.
Mio fratello mi prende in giro, pensava.
Era sempre la stessa storia, gli altri bambini giocavano e litigavano complici e partecipi d'ogni piccolo e grande segreto del mondo, lui li guardava distante e ogni qual volta lo coinvolgevano era solo per prenderlo in giro, per prendersi gioco di un piccolo stupido animaletto da compagnia, era l'unica cosa che riusciva a metterli tutti d'accordo, a disegnare sui loro volti la stessa felice, maligna espressione.     
Il fratello non lo aiutava, rincarava anzi la dose quasi incoraggiato dall'atteggiamento lascivo e dalle risposte evasive di Nat.     
– Tu sei un bambino stupido! – gli diceva. – Le cose non hanno senso per te! Un giorno o l'altro il serpente che sta in fondo al pozzo ti mangerà! Tu l'hai visto il serpente in fondo al pozzo vero Nat? –     
Nat non l'aveva visto, ma tutti l'avevano visto e lui non era diverso dagli altri quindi:     – Si! – disse. – Anch'io l'ho visto! – O a questo punto, pensò tra se, forse l'ho visto solo io!    
– Ma non lo capisci – continuò il fratello – che nostra sorella è andata via per questo? Perché tu sei uno stupido Nat! Solo uno stupido!     
– Mia sorella non è andata via! – disse Nat in preda al panico. – Ha detto che tornerà presto! –     
– Si! Stupido bambino! Ha detto che tornerà, ed è andata via. Non ha senso questo? Neppure questo ha senso per te Nat? –       
Le sue mani iniziarono a tremare, in preda al panico Nat iniziò a correre. 
Mille sguardi lo sfiorarono, mille bocche tentarono invano di parlargli. 
Il mondo iniziò a roteare impazzito intorno a lui.      
Sei solo uno stupido, pensava, sei solo…

– … svegliati Nat! È mezza notte! Non ricordi? Dobbiamo andare sulla collina! Ci vieni vero Nat? Me l'hai promesso! Mi dispiace, dormivi beato, eri così bello! –
Era così bella!
– Verrò con te! – disse Nat.
La voce più dolce si posò sul suo cuore ancora in subbuglio; 
– Correremo fino alla collina – diceva, – Ci sdraieremo sull'erba e guarderemo le stelle danzare, poi costruiremo un castello, inviteremo tutti gli animali del bosco e cureremo le loro ferite e ascolteremo le loro storie infinite…
– Mio fratello dice che sono solo uno stupido! – la interruppe Nat.
Lei gli posò una mano sulla guancia, asciugò teneramente le sue lacrime e gli disse:
– Non piangere Nat, io lo so che non è stata colpa tua, e poi ha detto che tornerà presto. Vedi? Guarda su, è lui che e ogni tanto, per dirci che ci vede e che ci ama, ruba una stella al cielo e la lascia scivolare un poco. E poi Nat, non è vero, tu non sei... –

Nel buio della notte Nat aprì gli occhi.
Un abisso screziato di riflessi dorati dondolava inquieto davanti a lui.
Sollevò lo sguardo dal mare e vide il sole, era immenso, tanto che pareva si potesse toccare.
Per un attimo a Nat sembrò di sentirne l'immane fragore, e fu un attimo eterno in cui si perse in quell'indescrivibile vertigine d'emozione che oltrecolmava il cielo...
Quando l'onda scrosciò schiumando ai suoi piedi, per Nat fu come tornare a respirare, anzi, ebbe la chiara sensazione che fosse davvero la prima volta.
L'onda si fece in dietro, e poi di nuovo avanti... 
Un soffio d'aria accarezzò il suo viso, un lontano profumo di fiori, un ricordo di foglie e piccoli arbusti, d'erba e conchiglie, lo avvolse.
Nat guardò in basso e vide le sue orme, in fila, davanti a lui, perdersi lontano.
Fu un battito di cuore, la brezza divenne vento e un'onda più grande crebbe. 
Quando tornò in dietro la spiaggia era pulita, splendente d'infiniti frammenti di luce dorata, misteriosi ricordi d'un unico immenso sole.
L'intero firmamento brillava vivace ai suoi piedi.
Nat fece un passo...
1995-2000 e... adesso!