Diciam di cosa ch'essa è bella
quando ognun' delle sue parti
tanto si conface all'unità
ch'ad essere vista fa declino,
e come l'un dei tanti merli
che fan bel pizzo al bel castello
"non guardar me", ti dice a coro,
"ma l'occhi tuoi fa' pien' di quello."
venerdì 12 giugno 2026
della bellezza delle cose
venerdì 26 dicembre 2025
SATOR OPERA TENET AREPO ROTAS
Nel primo caso, quindi leggendo il SATOR in alto da sinistra verso destra e proseguendo serpeggiando verso il centro si leggerà la frase: SATOR OPERA TENET. Ovvero: gli occhi di colui che vivrà il mondo cercandone il senso, la ragione metafisica, indagando la volontà che in esso si cela e che da esso emerge (SATOR), l'immagine della grande "OPERA" tratterranno (TENET).
Nel secondo caso, quindi leggendo in alto da destra verso sinistra, sempre serpeggiando verso il centro, si leggerà: ROTAS AREPO TENET, ovvero: gli occhi di colui che vivrà il mondo nichilisticamente, supponendo che nulla abbia un senso e una ragione e che tutto avvenga per casuale causalità (ROTAS), del mondo solo l'immagine del freddo e cinico meccanismo che lo governa (AREPO), tratterranno (TENET).
OPERA: opera, manifestazione di una volontà creativa;
TENET: tiene, trattiene, afferra, conquista;
ROTAS: ruota, meccanismo determinista;
AREPO: aratro, meccanicità (o forse proprio "nonsenso");
mercoledì 17 settembre 2025
chi sa e chi non sa
giovedì 10 aprile 2025
delle profezie e del dominio della paura
Tutti i vaticini, tutti gli oracoli, tutte la profezie di questo mondo,
son mattoni che compongono e sorreggono un solo grande edificio.
Quell'edificio si chiama "paura" e la paura è una prigione che stringe e costringe il cuore dell'uomo.
Cosa generano infatti le profezie quando giungono al segno? cosa insinuano nel profondo del cuore dell'uomo?
Non
germina forse, in quel centro di vita, una sensazione di impotenza, di
rassegnazione, un moto di sottomissione, d'ubbidienza e, per il dolce,
una speranza d'indulgenza o d'un'amara ricompensa?
Non sono forse, questi appena enunciati, tutti camuffamenti e mimesi della venefica dea Paura?
Eccola qui, nella sua oscura grandezza, la nuda e vitrea gorgone che muta ogni cuore in un pezzo di ghiaccio.
Vuoi tu che il tuo cuore sia un pezzo di ghiaccio?
Guardati bene, uomo, da tutti gli oracoli, poiché essi sono mattoni e carpentieri della dura prigione del tuo cuore.
Il
loro dominio fa il tuo cuore domato, sottomesso, addomesticato,
incattivito... e un vivo cuore, mortificato a tal punto, è quanto più vi
sia di lugubre e deprecabile in tutta la sfera dell'incommensurabile cosmo.
The Horsemen - Yordanov Yulian 2005
mercoledì 29 maggio 2024
I signori del buio e le condizioni del credere e del sentire
Se qualcuno volesse procrastinare la notte dell'uomo, non dovrebbe fare altro che congelare l'animo umano nella condizione del credere.
Per poter continuare a credere l'uomo dovrebbe procedere, simbolicamente, inseguendo gli astri della notte in modo tale da fuggir dal Sole, il re del giorno.
Questa è, in estrema sintesi, la realtà del verbo credere, un verbo vuoto che, a parer mio, è stato utilizzato da noti centri di potere del passato e del presente come potentissima arma utile a soffocare la libertà e la fioritura dell'uomo.
Non poteva sfuggire, infatti, a chi ha codificato e plasmato le strutture di potere spirituale, che quando si entra nel campo vasto e profondo della spiritualità e dell'animismo l'unico verbo che ha valore e che manifesta un contenuto è il verbo "sentire".
Anche il verbo "amare", come i verbi "perdonare", "accettare", "meditare", "comprendere"... assumono un vero significato solo in quanto sentieri che conducono al sacro tempio del "sentire".
Quello che si può fare nella vita è, in definitiva, "sentire" o "non sentire", cercare di giungere al sentire o non cercare. Poi, escluso il sentire, ovvero esclusa l'unica cosa che conta, si può anche credere o non credere, ma cosa cambia? Che differenza sostanziale c'è tra il credere e il non credere? Cosa cambia in te, che tu decida di credere o che proclami piuttosto di non credere? Che cosa significa in fondo credere?
Per rispondere a certe domande il modo migliore spesso è... continuare con le domande: Abbiamo bisogno, noi, di "credere" al Sole quando siamo scaldati dalla sua luce? Dobbiamo, noi, "credere" che cada acqua dal cielo quando siamo bagnati da un temporale? Può aver motivo di credere colui che sente? Si può "sentire" e, contemporaneamente, "credere"?
È evidente che si può credere solo a ciò che "non si sente" poiché, dal momento in cui interviene il sentire, il credere evapora, si dissolve, svanisce come qualcosa che non ha nessun motivo di esistere, come il buio che abbandona il trono del cielo portando con se il suo carosello di piccole e flebili luci quando l'aurora annuncia l'avvento glorioso del signore del giorno.
Ed è questo il punto: perché tu creda devi "non sentire" ciò che affermi di credere, e per continuare a credere, sottilmente, devi impegnarti a "non sentire", contentandoti di quanto affermato dall'autorità a cui hai deciso di affidarti, a cui hai deciso di "credere".
Ecco cosa vuol dire credere: affidarsi ad un'autorità, qualunque essa sia; può essere una chiesa, un guru di qualche tipo, un partito, un ministero... non importa, sarà sempre un signore del buio a cui tu garantirai una stabile notte perché ti racconti quello che sa, o quello che vuole che tu sappia, del giorno.
martedì 16 aprile 2024
le sette regole delle regole del gioco
Il gioco, per avere successo, deve essere bello. Questa è la parola di Dio, il principio estetico, la regola che contiene tutte le "regole delle regole".
mercoledì 3 aprile 2024
segni zodiacali - archetipi di estroversione ed introversione
Riflettendo sugli archetipi che emergono dall'analisi dei segni zodiacali ho notato che essi manifestano un'alternanza nei moti di estroversione ed introversione che li caratterizzano, in una progressione che, a parer mio, configura in maniera compiuta la grande opera di costruzione dell'io. Procedendo dal primo segno ci saranno sei segni zodiacali con tendenza all'estroversione alternati ad altri sei con tendenza all'introversione. Le caratteristiche di questi saranno, mano a mano, sempre più complesse. Partendo dall'ariete, primo segno dello zodiaco, fino a giungere ai pesci, ultimo tassello del cerchio, tutti i segni dispari avranno caratteristiche di estroversione e tutti i segni pari tenderanno invece all'introversione.
Preciso che, per una buona comprensione delle riflessioni che propongo, è necessaria una certa famigliarità con la materia trattata. A tal proposito non posso fare di meglio che consigliare una tra le tante possibili letture in merito. Io personalmente ho tratto spunti interessanti sulla natura degli archetipi dei segni zodiacali dal libro: "Manuale di Astrologia Psicologica" di Roberto Daris.
Di seguito elenco la progressione dei moti di estroversione ed introversione elencando a sinistra e in rosso i segni afferenti al primo tipo e a destra e in blu i segni afferenti al secondo tipo:
Toro: primo principio di introversione che si manifesta come piacere innocente del portare a se, propensione alla conoscenza immediata e all'acquisizione gaudente del mondo circostante.
Cancro: Principio di introversione inteso come riconoscimento delle origini. Prima comparsa del concetto d'identità condivisa e plurale. Il "noi" (la famiglia generata dall'unione del padre e della madre) percepito come origine dell'io...
Vergine: Principio di introversione speculativa. Costruzione e manifestazione dell'io mediante introiezione e lavorazione alchemica di ciò che è percepito come altro dall'io. L'alchimista che si specchie nelle opere del suo ingegno.
Scorpione: Principio di introversione come contenimento, protezione dell'identità ed evasione dal giudizio altrui. Fuga dal contenitore collettivo percepito come principio di annullamento.
Capricorno: Principio di introversione inteso
anch'esso come superamento ma in direzione delle profondità, quindi
riflessione e immersione del mondo nelle profondità dell'io.
Pesci: principio di introversione riconoscitiva intesa come accoglimento e riconoscimento degli altri io, in e come parte di se stessi. Accettazione intesa come "comprensione" libera e totalizzante. L'io scompare in un io più grande, ben sintetizzato ed espresso con il concetto di "umanità".
Mi rendo conto che alcuni concetti meriterebbero un approfondimento e forse anche una migliore e più precisa definizione, ma al momento non mi è riuscito di fare di meglio e ho voluto comunque condividere questo piccolo studio, non fosse altro che un seme, o un germoglio di qualcosa che verrà.
Concludo con questa considerazione: ho voluto vedere nello zodiaco uno dei tanti percorsi iniziatici all'interno dei quali l'Uomo nasconde "il segreto".
Ed è sempre lo stesso segreto, poiché l'"Uomo" è il segreto.
E non è mai lo stesso segreto, poiché l'"Uomo" è l'"uomo che cerca il segreto".
sabato 27 gennaio 2024
...d'un normalissimo giorno della vergogna
27 gennaio.
Oggi è la vigilia d'uno dei tanti normalissimi giorni della vergogna, ma oggi è un giorno speciale, poiché oggi è la giornata in cui fanno tutti finta di ricordare un crimine del potere passato per assolvere la loro vile indifferenza verso tutti i crimini del potere presente.
martedì 14 novembre 2023
l'uomo non è l'Uomo
Mi capita spesso di sentire frasi del tipo "l'Uomo è la
peggiore bestia del mondo!" oppure "l'Uomo è il virus del pianeta, se
non ci fosse, la terra sarebbe un posto decisamente migliore"...
Non posso, allora, trattenere il mio pensiero dal lanciarsi irrequieto in cerca
del "perduto osservatore".
Mi chiedo a chi, secondo l'opinione di chi assume certi pensieri, dovrebbe
appartenere l'occhio, il punto di vista cristallino da cui emerge il giudizio
che: "l'Uomo è brutto!".
E chi è che parla poi? non è forse l'Uomo?
Ma se l'Uomo dice a se stesso che esso stesso è brutto, nel mentre in cui
formula ed esprime sinceramente tale pensiero, lo è davvero brutto?
Non è forse invece massimamente bello un essere cosciente nel mentre in cui
s'accorge d'esser brutto?
Proprio in quanto esprime il giudizio sulla bruttura in cui si riconosce poiché
non vede se stesso corrispondere all'idea di bellezza che cela in se, non entra
egli in profonda contraddizione con se stesso? e così non mostra
inevitabilmente il germe, la scintilla di quella bellezza che non riesce a
riconoscere in se?
Se fosse veramente e irrimediabilmente brutto, potrebbe mai l'uomo accorgersi
d'essere brutto?
L'uomo può essere brutto, si, non vi sono dubbi, ma sicuramente non lo è quando s'accorge d'esserlo ed "accorgendosi" mostra d'essere qualcosa di più.
Purché sia sincero con se stesso però, e non sia invece, il suo, un pensiero
indotto, una filastrocca appresa e ripetuta, l'espressione di un
condizionamento veicolato ad arte per innestare "utili" sensi di
colpa ovvero comportamenti pigri, lascivi e nichilisti che allontanano invece, piuttosto che avvicinare, l'uomo
dall'Uomo.
In tal caso si, quando ripete frasi e comandi pigramente assimilati senza
percepirne la profonda contraddizione, formulando giudizi che non ha maturato
interiormente ma che percorrono, padroni incontrastati, la sua pigra mente,
allora si che l'uomo è brutto.
Ma, come il seme non è il fiore, come la nuvola non è la pioggia, come l'arco
teso non è il bersaglio colto, così l'uomo non è l'Uomo.
venerdì 10 novembre 2023
l'invisibile recinto
Quan' due galli si combatton
nei confini d'un recinto,
vinca l'un' o vinca l'altro
l'uno e l'altro hanno già perso;
'ché nessun dei due ha capito
chi nemico è suo davvero
e chi amico in giogo avverso.
lunedì 2 ottobre 2023
il razzismo non esiste
Il razzismo, come fenomeno sociale rilevante che interessi le masse,
nella forma in cui viene raccontato dagli strumenti di propaganda, non
esiste, anzi, probabilmente non è mai esistito.
Quello che nel
passato spacciavano per razzismo era, a ben vedere, solo un alibi, una
scusa e un'opportunità per legittimare forme di sottomissione,
sfruttamento e schiavitù.
Non venivano certo deportati i "negri"
perché considerati razza inferiore, ma piuttosto li si considerava
razza inferiore per poterne più a lungo giustificare la deportazione e
lo sfruttamento.
Il razzismo che occupa le cronache attuali dei media occidentali e che
io definirei niente più che razzismo folcloristico è, invece, solo fumo
gettato in faccia alle masse per distrarle e per giustificare, facendo
leva su sensi di colpa indotti ad arte, politiche volte a modificare gli
equilibri sociali per fini che nulla hanno a che vedere col
benessere collettivo.
Ne sono prova mille altre forme di
ingiustizia ed emarginazione che non sfiorano mai minimamente i pensieri
dei grandi megafoni che sostengono quotidianamente le ragioni di un
problema chiaramente immaginato ad arte.
Esiste invece sì un
razzismo delle élite, un razzismo che per nulla si cura del colore della
pelle o d'altre amenità, ma che considera tutt'altri schemi e
tutt'altre categorie.
Per accorgersene però bisognerebbe fare
come non fa il toro nell'arena, che vede bene il drappo rosso ma non la
mano che lo mena.
sabato 22 aprile 2023
...Dio è
domenica 16 aprile 2023
peccare
...peccare è umano,
perseverare è stupido,
essere stupidi è noioso,
annoiarsi è peccato...
martedì 11 aprile 2023
et in Arcadia ego
- Colui che ha visto: ...è la tomba amico mio, al fine era la tomba, e cosa cerchi tu sopra una tomba?
- Colui che vede: Ma c'è un segno, non vedi? è un suo messaggio!
- Colui che ha visto: ...e dice che questa è la sua tomba...
- Colui che vede: "È la mia tomba" dice, e per questo proprio non può esser la sua tomba.
- Colui che chiede: E tu, che cosa pensi invece tu, è viva oppur'è morta Fantasia?
- Colei che sa: Viva mai lei non è stata, questo io ti dico, ma morta sol per esser viva più ch'ogn'altra cosa viva.
sabato 4 marzo 2023
io sono
Un certo modo particolare di intuire, percepire e sfiorare la bellezza ha il nome di ciò per mezzo di cui, cercando colei che fugge e che, fuggendo, oltremodo rifulge, io sono.
sabato 22 gennaio 2022
c'era una volta un cacciatore
Un giorno un cacciatore ricevette, dietro lauto compenso,
l'ordine crudele della sua regina.
L'ordine diceva di portare nel bosco una fanciulla, ucciderla e portarne in
dietro il cuore.
Il cacciatore prese per mano la bambina, la portò nel bosco, nascose l'intento
freddo e tagliente dietro la schiena, rammentò l'ordine ricevuto e strinse il
polso della fanciulla che, spaventata, giunse i suoi occhi ai suoi occhi.
Negli occhi della fanciulla l'uomo incontrò il suo riflesso, il suo sguardo
feroce e beffardo, il suo finto sorriso, l'uomo vigliacco, il servo obbediente
e meschino, l'opportunista bugiardo, il bruto, la bestia, l'inetto...
"Sono io quello?" trasalì il cacciatore, "quello sono davvero
io?".
Siamo stati tutti bambini, e tutti sappiamo perché una favola è una favola.
Ma una favola che è davvero una favola non è mai "solo" una favola, come un cacciatore che è davvero un cacciatore non è mai "solo" un cacciatore.
Che sia o non sia, però, dipende solo da noi...
sabato 30 ottobre 2021
manifesto comitato "resistenza e libertà"
Il comitato "Resistenza e
Libertà" riunisce cittadini che hanno scelto di combattere solidalmente
per il rispetto dei diritti umani e contro ogni tipo di discriminazione
e prevaricazione che il potere attua di fatto.
Ciò che abbiamo
imparato dalla storia è che il male non si affeziona a bandiere e
divise, ma lascia che lo facciano coloro che intende dominare.
Il
dominio è la sua sfera di azione e i meccanismi di emarginazione e
prevaricazione sono i segnali chiari e distintivi della sua presenza.
Questa
consapevolezza e lo spirito di fattiva solidarietà che, a parer nostro,
caratterizza la migliore e più bella umanità, ci spinge ad unirci e a
fornire sostegno e coraggio a tutti coloro che ne hanno bisogno in
questi momenti difficili.
Il seme della discordia è stato gettato già
da tempo nelle menti incredule e impreparate di molti nostri
concittadini e ora, come possiamo tutti constatare, sta dando i suoi
amari e forse inevitabili frutti.
Questo non deve scoraggiarci.
Non è la prima notte che ottenebra l'umanità, ve ne sono state altre e probabilmente ve ne saranno ancora.
Quanto sarà buia questa, piuttosto, dipende anche da noi.
In
tutta Italia e in tutto il nostro caro pianeta, in questi giorni,
nascono fuochi di resistenza e si sollevano canti che invocano libertà.
A
questi fuochi e a questi canti noi ci stringiamo, e chiediamo a voi
tutti, nelle forme e nei modi che preferite, se avete ancora un po' di
luce e di speranza nel cuore, di unirvi.
https://www.facebook.com/Resistenza-e-Libert%C3%A0-106993431785907
sabato 4 settembre 2021
il popolo dei NO-VACCHE (riflessioni sul fanatismo)
C'era un tempo un piccolo popolo che amava mangiare cicoria, giocare a scacchi e fare il bagno in mare al calar del sole, non amava mangiare insetti e neppure piccoli mammiferi, lumache e vacche.
C'era a quel tempo un altro popolo, molto più numeroso, che amava pure mangiare cicoria, preferiva la dama e il bagnetto col sole cocente, non amava mangiare insetti e neppure piccoli mammiferi, non disprezzava le lumache ma, quel che più conta, era assolutamente e irrimediabilmente fanatico delle vacche.
Sulle cause di questo fanatismo il piccolo popolo aveva delle idee molto chiare ma non ci fu modo di farle sentire.
Era, quel grande popolo, tanto ma così tanto fanatico delle vacche che ogni volta che rivolgeva l'attenzione al piccolo popolo con cui confinava non faceva che apostrofarlo, sbeffeggiarlo e motteggiarlo come e quanto più poteva, sempre focalizzato sullo stesso assillante e noioso argomento.
A parer suo il piccolo popolo confinante aveva ormai una sola qualità, quasi addirittura un solo motivo di esistere o di "non esistere", non era più un popolo di uomini che amavano il mare, il gioco, e che avevano i loro gusti, le loro speranze, le loro idee... erano semplicemente i NO-VACCHE, e se per caso osavano, di fronte all'incalzare di quelli, difendersi sostenendo le ragioni delle loro scelte e delle loro idee, allora non erano solo dei NO-VACCHE ma erano pure, a detta di quella maggioranza di sordi "giusti", dei fanatici "NO-VACCHE".
mercoledì 11 agosto 2021
del savio e dello stolto
Savio è colui che è abbastanza savio da accorgersi di quanto poco spesso è savio.
Stolto è colui che è tanto stolto da credere d'esser davver per nulla stolto.
Nelle
vicende del mondo il savio, fintanto che è abbastanza savio, non ha mai
l'ardire di imporre ad altri, savi o stolti ch'essi siano, la sua vaga
assai stoltezza.
Per contro, invece, ciò che rende lo stolto assai
nefasto è il fatto che esso non riesce proprio ad essere felicemente
stolto senza cercare d'imporre la sua "indiscutibile saviezza" a tutti
quelli che giudica esser stolti.
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| La morte di Socrate di Jacques-Louis David |
mercoledì 4 agosto 2021
l'archetipo sacro del fumatore
Quando una persona impersonifica il fumatore egli offre il suo servizio di buon attore, vieppiù inconsapevole, all'archetipo dell'uomo vissuto.
Il fumo, lo si intuisce, suggerisce in maniera inequivocabile l'immagine del fuoco e, più precisamente, del fuoco che è stato e che quindi non è più.
La vita di un uomo, con il susseguirsi delle sue esperienze, è fuoco che brucia.
Quando il fuoco ha bruciato tutto quello che poteva, per un poco resta il fumo e il fumo sale, si spande e si dissolve nel cielo.
Quando l'uomo incarna il fumatore lui dice agli altri, o semplicemente racconta a se stesso, che la sua vita è stata piena delle esperienze che devono riempire una vita, che il suo fuoco ha divampato fiero e senza risparmiarsi e che ora, come ogni buon fuoco deve fare, può rendere al cielo le sue ultime e ancora calde polveri vive.
Quante volte il cinema ci ha mostrato l'immagine del fumo che seguiva l'amplesso?
Prima il fuoco dell’amor che divampa e “consuma”, e dopo la pace e il silenzio dell’uomo che fuma.
E' per questo motivo che troviamo facilmente ridicoli quegli acerbi ragazzi che si accingono, troppo presto, a rappresentare un archetipo che non può appartenergli, e proviamo invero un senso di fastidio nel vedere quello che dovrebbe essere il tempo del fuoco, così presto invece andarsene in fumo.
Ma perché l'archetipo del fumatore è considerato sacro?
L'archetipo del fumatore è rispettato e trattato come sacro perché colloca l'uomo, sia dal punto di vista di chi lo impersonifica che da quello di chi lo osserva, al di fuori del grande tempo della vita vissuta.
Il fuoco non c'è più, il grande e compresso tempo dell'esperienza è passato, quel che resta è il fumo, il piccolo e dilatato tempo della riflessione.
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| immagine dal film "Pulp Fiction" (1994) - Quentin Tarantino |




























