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venerdì 12 giugno 2026

della bellezza delle cose

Diciam di cosa ch'essa è bella
quando ognun' delle sue parti
tanto si conface all'unità 
ch'ad essere vista fa declino,
e come l'un dei tanti merli
che fan bel pizzo al bel castello
"non guardar me", ti dice a coro,
"ma l'occhi tuoi fa' pien' di quello."

venerdì 26 dicembre 2025

SATOR OPERA TENET AREPO ROTAS

Il SATOR, a mia idea, è uno schema bidimensionale che funziona come un monito indirizzato a chi lo osserva e mostra come all'uomo siano offerte due fondamentali strade, due possibilità di approcciarsi al mondo: una strada destroversa, governata dall'emisfero sinistro, l'emisfero emozionale, ed una strada sinistroversa, governata dall'emisfero destro, l'emisfero razionale.

Nel primo caso, quindi leggendo il SATOR in alto da sinistra verso destra e proseguendo serpeggiando verso il centro si leggerà la frase: SATOR OPERA TENET. Ovvero: gli occhi di colui che vivrà il mondo cercandone il senso, la ragione metafisica, indagando la volontà che in esso si cela e che da esso emerge (SATOR), l'immagine della grande "OPERA" tratterranno (TENET).
 

Nel secondo caso, quindi leggendo in alto da destra verso sinistra, sempre serpeggiando verso il centro, si leggerà: ROTAS AREPO TENET, ovvero: gli occhi di colui che vivrà il mondo nichilisticamente, supponendo che nulla abbia un senso e una ragione e che tutto avvenga per casuale causalità (ROTAS), del mondo solo l'immagine del freddo e cinico meccanismo che lo governa (AREPO), tratterranno (TENET).
Naturalmente il presupposto di tale mia speculazione e proposta interpretativa è che le parole leggibili orizzontalmente e verticalmente nello schema sottendano i seguenti significati:

SATOR: Saturno, il padre, il seminatore, il creatore, il demiurgo;
OPERA: opera, manifestazione di una volontà creativa;
TENET: tiene, trattiene, afferra, conquista;
ROTAS: ruota, meccanismo determinista;
AREPO: aratro, meccanicità (o forse proprio "nonsenso");

Che lo si approcci da sopra o da sotto, da destra o da sinistra il SATOR ci presenterà sempre lo stesso dualismo invitandoci a scegliere una delle due strade: quella meccanico-deterministica, causal-casualistica, la strada (sinistroversa) che corrispondente alle esigenze della ragione e che si dipana seguendo le tappe "orizzontali" del "come", del "dove" e del "quando" e quindi destinando inevitabilmente chi la percorre a dissoluzione nichilistica; oppure la strada (destroversa) gnostico-metafisica, la strada che corrisponde alle esigenze dell'anima e che quindi si eleva ed al contempo inabissa perseguendo i punti cardinali "verticali" del "chi" e del "perché", lasciando quindi emergere tratti della "grande Opera" e, con essi, indizi della mano dell'Artista.
Partendo dall'esterno e non fermandosi al centro, segnato dall'asse d'inversione "TENET", nel primo caso si potrebbe completare la frase: "SATOR OPERA TENET AREPO ROTAS" ovvero:  gli occhi di colui che vivrà il mondo cercandone il senso, la ragione metafisica, la volontà che in esso si cela e che da esso emerge (SATOR), l'immagine della grande "OPERA" tratterranno (TENET), pur osservando il freddo e cinico meccanismo (AREPO) che governa la casuale causalità del mondo (ROTAS).
Nel secondo caso la frase sarebbe: "ROTAS AREPO TENET OPERA SATOR", ovvero: gli occhi di colui che vivrà il mondo nichilisticamente, supponendo che nulla abbia un senso e una ragione e che tutto avvenga per casuale causalità (ROTAS), del mondo solo l'immagine del freddo e cinico meccanismo che lo governa (AREPO), tratterranno (TENET), pur essendo partecipi, in quanto attori, spettatori e palcoscenico, della grande Opera, mirabile ed incommensurabile manifestazione della volontà dell'Artista (SATOR).

Si potrebbe dire che il SATOR sia un magnifico cartello stradale posto all'angolo di ogni incrocio della nostra vita, e che ogni volta che lo incontriamo, ovunque e in qualunque momento ci troviamo e da qualunque parte lo approcciamo, ci ripropone sempre la stessa, unica, eterna e inevitabile domanda. 
 
Portale della quarta dimensione
2019
25x25x25 cm.
Ph.Tommy Ducale
Eugenio Cerrato (Novara – Italy). 
https://artcontest.biancoscuro.it/site/eugenio-cerrato/

mercoledì 17 settembre 2025

chi sa e chi non sa

Il fanatismo non ha religione 
e non ha bandiera,
come bandiera o religione
non ha il buonsenso.
E questo chi è di buonsenso sa,
e chi è di fanatismo non sa.

giovedì 10 aprile 2025

delle profezie e del dominio della paura

Tutti i vaticini, tutti gli oracoli, tutte la profezie di questo mondo, son mattoni che compongono e sorreggono un solo grande edificio.
Quell'edificio si chiama "paura" e la paura è una prigione che stringe e costringe il cuore dell'uomo.
Cosa generano infatti le profezie quando giungono al segno? cosa insinuano nel profondo del cuore dell'uomo?
Non germina forse, in quel centro di vita, una sensazione di impotenza, di rassegnazione, un moto di sottomissione, d'ubbidienza e, per il dolce, una speranza d'indulgenza o d'un'amara ricompensa?
Non sono forse, questi appena enunciati, tutti camuffamenti e mimesi della venefica dea Paura?
Eccola qui, nella sua oscura grandezza, la nuda e vitrea gorgone che muta ogni cuore in un pezzo di ghiaccio.
Vuoi tu che il tuo cuore sia un pezzo di ghiaccio?
Guardati bene, uomo, da tutti gli oracoli, poiché essi sono mattoni e carpentieri della dura prigione del tuo cuore.
Il loro dominio fa il tuo cuore domato, sottomesso, addomesticato, incattivito... e un vivo cuore, mortificato a tal punto, è quanto più vi sia di lugubre e deprecabile in tutta la sfera dell'incommensurabile cosmo.

The Horsemen - Yordanov Yulian 2005



mercoledì 29 maggio 2024

I signori del buio e le condizioni del credere e del sentire

Solo fintanto che sarai nella notte tu potrai credere a qualcuno che ti racconti il giorno.

Se qualcuno volesse procrastinare la notte dell'uomo, non dovrebbe fare altro che congelare l'animo umano nella condizione del credere.
Per poter continuare a credere l'uomo dovrebbe procedere, simbolicamente, inseguendo gli astri della notte in modo tale da fuggir dal Sole, il re del giorno.

Questa è, in estrema sintesi, la realtà del verbo credere, un verbo vuoto che, a parer mio, è stato utilizzato da noti centri di potere del passato e del presente come potentissima arma utile a soffocare la libertà e la fioritura dell'uomo.

Non poteva sfuggire, infatti, a chi ha codificato e plasmato le strutture di potere spirituale, che quando si entra nel campo vasto e profondo della spiritualità e dell'animismo l'unico verbo che ha valore e che manifesta un contenuto è il verbo "sentire".
Anche il verbo "amare", come i verbi "perdonare", "accettare", "meditare", "comprendere"... assumono un vero significato solo in quanto sentieri che conducono al sacro tempio del "sentire".

Quello che si può fare nella vita è, in definitiva, "sentire" o "non sentire", cercare di giungere al sentire o non cercare. Poi, escluso il sentire, ovvero esclusa l'unica cosa che conta, si può anche credere o non credere, ma cosa cambia? Che differenza sostanziale c'è tra il credere e il non credere? Cosa cambia in te, che tu decida di credere o che proclami piuttosto di non credere? Che cosa significa in fondo credere?

Per rispondere a certe domande il modo migliore spesso è... continuare con le domande: Abbiamo bisogno, noi, di "credere" al Sole quando siamo scaldati dalla sua luce? Dobbiamo, noi, "credere" che cada acqua dal cielo quando siamo bagnati da un temporale? Può aver motivo di credere colui che sente? Si può "sentire" e, contemporaneamente, "credere"?

È evidente che si può credere solo a ciò che "non si sente" poiché, dal momento in cui interviene il sentire, il credere evapora, si dissolve, svanisce come qualcosa che non ha nessun motivo di esistere, come il buio che abbandona il trono del cielo portando con se il suo carosello di piccole e flebili luci quando l'aurora annuncia l'avvento glorioso del signore del giorno.

Ed è questo il punto: perché tu creda devi "non sentire" ciò che affermi di credere, e per continuare a credere, sottilmente, devi impegnarti a "non sentire", contentandoti di quanto affermato dall'autorità a cui hai deciso di affidarti, a cui hai deciso di "credere".

Ecco cosa vuol dire credere: affidarsi ad un'autorità, qualunque essa sia; può essere una chiesa, un guru di qualche tipo, un partito, un ministero... non importa, sarà sempre un signore del buio a cui tu garantirai una stabile notte perché ti racconti quello che sa, o quello che vuole che tu sappia, del giorno.
 
 
Solo fintanto che sarai nella notte 
tu potrai credere a qualcuno che ti racconti il giorno.

martedì 16 aprile 2024

le sette regole delle regole del gioco

Il gioco, per avere successo, deve essere bello. Questa è la parola di Dio, il principio estetico, la regola che contiene tutte le "regole delle regole".

L'obiettivo delle "regole delle regole" è solo quello di soddisfare l'estetica, ovvero la parola di Dio. Esse sono di fatto dei principi estetici.

Per essere bello, il gioco deve essere un'occasione in cui chi partecipa possa muoversi, esprimersi e migliorarsi confrontandosi con altri giocatori e guadagnando capacità di giungere al successo.

Ma dev'essere anche un'occasione in cui sia possibile l'imprevisto, il colpo di scena, l'arbitrato della fortuna.

Il cuore del gioco, ovvero lo spazio all'interno del quale si esprimono i talenti e si manifesta la fortuna si chiama: "competizione".

Nella competizione, fra i due elementi, il talento e la fortuna, dev'esserci un preciso equilibrio, un'armonia giusta che favorisca il talento ma lasci sempre spazio alla fortuna.

Questa, che definirei "regola alchemica del talento e della fortuna", è decisamente la regola più importante e, negli spostamenti della bilancia in favore del talento o della fortuna prendono forma le innumerevoli possibilità in cui gli uomini producono i giochi.

Qualunque gioco soddisfi l'esigenza della regola alchemica avrà il favore di Dio e quindi fortuna tra gli uomini.

Ma ciò non basta ancora perché un gioco prenda una forma compiuta. Perché ciò avvenga altre saranno le regole di ordine superiore o, come le abbiamo definite, "regole delle regole", che dovranno essere rispettate:

Che ogni gioco abbia le sue regole, che siano dette o non dette, scritte o non scritte, purché siano accettate dai partecipanti. Questa è la seconda regola delle regole del gioco, che potremmo chiamare "regola di definizione", poiché sono esse stesse a definire il gioco.

Che le regole accettate non vengano cambiate durante il gioco se non per volontà unanime dei partecipanti, che siano essi attivi (giocatori) o passivi (spettatori). Questa è la terza regola e che potremmo chiamare "regola etica".

Che ogni gioco abbia meno regole e che siano più semplici possibile. E questa è la quarta regola delle regole, che potremmo chiamare "regola edonistica".

Fintanto che il gioco dura dev'esserci ragionevole possibilità di invertirne l'esito. E questa è la quinta regola, che naturalmente comporta il fatto che le parti in gioco non debbano essere in condizione di congelare il gioco per cristallizzarne il risultato. Potremmo chiamare questa quarta regola "regola sostanziale" poiché, quando non rispettata, il gioco perde di interesse, e l'interesse è la sostanza del gioco.

Sesta regola delle regole: i premi ottenuti devono essere proporzionati agli obiettivi intermedi raggiunti e il premio finale dev'essere ragionevolmente maggiore dei premi intermedi.
Potremmo definire questa sesta regola come "regola celebrativa". Essa è di fatto la meno importante delle regole in quanto non concerne strettamente il gioco ma lo colloca all'interno del contesto dei tanti giochi di cui si costella il firmamento della vita.

La settima regola, o "regola di conservazione", può essere riassunta con la frase: "che il gioco salvi il gioco e il giocatore". Tale regola, come la precedente, non concerne prettamente il gioco nel suo contenuto ma si premura di fare in modo che il gioco di oggi non pregiudichi il gioco di domani.
Questa regola, proiettando il gioco oltre i suoi confini, offrendo un punto di vista contemporaneamente particolare e ampio, immersivo e omnicomprensivo, come diversamente non potrebbe essere il punto di vista di chi tutto discerne e comprendere, conclude il novero delle sette regole delle regole dei giochi.

Che voi ricordiate queste regole, che siate i grado di riportarle a mente oppure che le dimentichiate o non le abbiate mai conosciute, non ha in definitiva nessuna importanza.
Come tutte le cose importanti, infatti, esse sono sempre e comunque "chiare" e ben stampate dentro di noi.
Io qui ho solo cercato, per un puro piacere personale, di portarle in "scuro", ovvero in quello spazio in cui le parole inseguono e corteggiano i concetti cercando, se gli riesce d'afferrarli, di non stargli poi né troppo larghi né troppo stretti.

Chessboard Painting with Flying Objects by Philip Lee 1974




mercoledì 3 aprile 2024

segni zodiacali - archetipi di estroversione ed introversione

Riflettendo sugli archetipi che emergono dall'analisi dei segni zodiacali ho notato che essi manifestano un'alternanza nei moti di estroversione ed introversione che li caratterizzano, in una progressione che, a parer mio, configura in maniera compiuta la grande opera di costruzione dell'io. Procedendo dal primo segno ci saranno sei segni zodiacali con tendenza all'estroversione alternati ad altri sei con tendenza all'introversione. Le caratteristiche di questi saranno, mano a mano, sempre più complesse. Partendo dall'ariete, primo segno dello zodiaco, fino a giungere ai pesci, ultimo tassello del cerchio, tutti i segni dispari avranno caratteristiche di estroversione e tutti i segni pari tenderanno invece all'introversione.

Preciso che, per una buona comprensione delle riflessioni che propongo, è necessaria una certa famigliarità con la materia trattata. A tal proposito non posso fare di meglio che consigliare una tra le tante possibili letture in merito. Io personalmente ho tratto spunti interessanti sulla natura degli archetipi dei segni zodiacali dal libro: "Manuale di Astrologia Psicologica" di Roberto Daris.

Di seguito elenco la progressione dei moti di estroversione ed introversione elencando a sinistra e in rosso i segni afferenti al primo tipo e a destra e in blu i segni afferenti al secondo tipo: 


 
 
 
 
Ariete: principio di individuazione, energia estroversa iniziale, prima manifestazione della singolarità dell'io, affermazione innocente e ingenua di identità.

 


 

 

Toro: primo principio di introversione che si manifesta come piacere innocente del portare a se, propensione alla conoscenza immediata e all'acquisizione gaudente del mondo circostante.




 





Gemelli: affermazione di identità come esplorazione, scoperta della maschera, gioco che rende volatile e apparente l'identità. Ricerca della vera identità per decantazione. Motto: "facciamo che io ero..."...

 

 


 

 

Cancro: Principio di introversione inteso come riconoscimento delle origini. Prima comparsa del concetto d'identità condivisa e plurale. Il "noi" (la famiglia generata dall'unione del padre e della madre) percepito come origine dell'io...


 

 

 
 
 
Leone: principio di identità espresso come funzione estroversa in direzione di un noi sentito come comunità autonoma e identitaria. Costruzione e ricerca di un'identità che può esistere solo se riconosciuta. Il re che si specchia nel regno ed esiste per concessione della corte.
 
 

 
 

Vergine: Principio di introversione speculativa. Costruzione e manifestazione dell'io mediante introiezione e lavorazione alchemica di ciò che è percepito come altro dall'io. L'alchimista che si specchie nelle opere del suo ingegno.

 

 

   

 
 
 
Bilancia: Principio di estroversione come affermazione d'identità speculare, in contrapposizione alle identità altrui. Comparsa del confronto, del giudizio e quindi del principio moralizzatore e misuratore dell'io e del mondo.  



 

 

 

Scorpione: Principio di introversione come contenimento, protezione dell'identità ed evasione dal giudizio altrui. Fuga dal contenitore collettivo percepito come principio di annullamento.

 

 

 




Sagittario: Principio di estroversione inteso come superamento e proiezione dell'io oltre i confini del concetto di "io", quindi oltre l'orizzonte delle proiezioni delle individualità percepite esternamente.

 

 

  


Capricorno: Principio di introversione inteso anch'esso come superamento ma in direzione delle profondità, quindi riflessione e immersione del mondo nelle profondità dell'io.

 

 

 




 

Acquario: Principio di estroversione riconoscitiva, ovvero ritorno al mondo di tutti gli "altri" come principio di volontà libera e senza vincoli di necessità. L'io ricompare come singolarità libera e incontenibile.

 

 


 

Pesci: principio di introversione riconoscitiva intesa come accoglimento e riconoscimento degli altri io, in e come parte di se stessi. Accettazione intesa come "comprensione" libera e totalizzante. L'io scompare in un io più grande, ben sintetizzato ed espresso con il concetto di "umanità".


 

 

Mi rendo conto che alcuni concetti meriterebbero un approfondimento e forse anche una migliore e più precisa definizione, ma al momento non mi è riuscito di fare di meglio e ho voluto comunque condividere questo piccolo studio, non fosse altro che un seme, o un germoglio di qualcosa che verrà.

Concludo con questa considerazione: ho voluto vedere nello zodiaco uno dei tanti percorsi iniziatici all'interno dei quali l'Uomo nasconde "il segreto". 

Ed è sempre lo stesso segreto, poiché l'"Uomo" è il segreto. 

E non è mai lo stesso segreto, poiché l'"Uomo" è l'"uomo che cerca il segreto".

 

 




 

sabato 27 gennaio 2024

...d'un normalissimo giorno della vergogna

27 gennaio.

Oggi è la vigilia d'uno dei tanti normalissimi giorni della vergogna, ma oggi è un giorno speciale, poiché oggi è la giornata in cui fanno tutti finta di ricordare un crimine del potere passato per assolvere la loro vile indifferenza verso tutti i crimini del potere presente.

martedì 14 novembre 2023

l'uomo non è l'Uomo

Mi capita spesso di sentire frasi del tipo "l'Uomo è la peggiore bestia del mondo!" oppure "l'Uomo è il virus del pianeta, se non ci fosse, la terra sarebbe un posto decisamente migliore"...
Non posso, allora, trattenere il mio pensiero dal lanciarsi irrequieto in cerca del "perduto osservatore".
Mi chiedo a chi, secondo l'opinione di chi assume certi pensieri, dovrebbe appartenere l'occhio, il punto di vista cristallino da cui emerge il giudizio che: "l'Uomo è brutto!".
E chi è che parla poi? non è forse l'Uomo?
Ma se l'Uomo dice a se stesso che esso stesso è brutto, nel mentre in cui formula ed esprime sinceramente tale pensiero, lo è davvero brutto?
Non è forse invece massimamente bello un essere cosciente nel mentre in cui s'accorge d'esser brutto?
Proprio in quanto esprime il giudizio sulla bruttura in cui si riconosce poiché non vede se stesso corrispondere all'idea di bellezza che cela in se, non entra egli in profonda contraddizione con se stesso? e così non mostra inevitabilmente il germe, la scintilla di quella bellezza che non riesce a riconoscere in se?
Se fosse veramente e irrimediabilmente brutto, potrebbe mai l'uomo accorgersi d'essere brutto?
L'uomo può essere brutto, si, non vi sono dubbi, ma sicuramente non lo è quando s'accorge d'esserlo ed "accorgendosi" mostra d'essere qualcosa di più.
Purché sia sincero con se stesso però, e non sia invece, il suo, un pensiero indotto, una filastrocca appresa e ripetuta, l'espressione di un condizionamento veicolato ad arte per innestare "utili" sensi di colpa ovvero comportamenti pigri, lascivi e nichilisti che allontanano invece, piuttosto che avvicinare, l'uomo dall'Uomo.
In tal caso si, quando ripete frasi e comandi pigramente assimilati senza percepirne la profonda contraddizione, formulando giudizi che non ha maturato interiormente ma che percorrono, padroni incontrastati, la sua pigra mente, allora si che l'uomo è brutto.
Ma, come il seme non è il fiore, come la nuvola non è la pioggia, come l'arco teso non è il bersaglio colto, così l'uomo non è l'Uomo.

  Leonardo da Vinci, Uomo vitruviano, 1492 circa, Venezia, Gallerie dell'Accademia

venerdì 10 novembre 2023

l'invisibile recinto

Quan' due galli si combatton
nei confini d'un recinto,
vinca l'un' o vinca l'altro
l'uno e l'altro hanno già perso;
'ché nessun dei due ha capito 
chi nemico è suo davvero
e chi amico in giogo avverso.




lunedì 2 ottobre 2023

il razzismo non esiste

Il razzismo, come fenomeno sociale rilevante che interessi le masse, nella forma in cui viene raccontato dagli strumenti di propaganda, non esiste, anzi, probabilmente non è mai esistito.

Quello che nel passato spacciavano per razzismo era, a ben vedere, solo un alibi, una scusa e un'opportunità per legittimare forme di sottomissione, sfruttamento e schiavitù.

Non venivano certo deportati i "negri" perché considerati razza inferiore, ma piuttosto li si considerava razza inferiore per poterne più a lungo giustificare la deportazione e lo sfruttamento.

Il razzismo che occupa le cronache attuali dei media occidentali e che io definirei niente più che razzismo folcloristico è, invece, solo fumo gettato in faccia alle masse per distrarle e per giustificare, facendo leva su sensi di colpa indotti ad arte, politiche volte a modificare gli equilibri sociali per fini che nulla hanno a che vedere col benessere collettivo.

Ne sono prova mille altre forme di ingiustizia ed emarginazione che non sfiorano mai minimamente i pensieri dei grandi megafoni che sostengono quotidianamente le ragioni di un problema chiaramente immaginato ad arte.

Esiste invece sì un razzismo delle élite, un razzismo che per nulla si cura del colore della pelle o d'altre amenità, ma che considera tutt'altri schemi e tutt'altre categorie.

Per accorgersene però bisognerebbe fare come non fa il toro nell'arena, che vede bene il drappo rosso ma non la mano che lo mena.


sabato 22 aprile 2023

...Dio è

Dio non è ciò che vedi o non vedi, 
Dio è il fatto che vedi o non vedi, 
è il fatto che vedi e vedendo non vedi, 
e che ancor non vedendo pursempre tu vedi.

domenica 16 aprile 2023

peccare

...peccare è umano,
perseverare è stupido,
essere stupidi è noioso,
annoiarsi è peccato...

martedì 11 aprile 2023

et in Arcadia ego

- Colui che ha visto: ...è la tomba amico mio, al fine era la tomba, e cosa cerchi tu sopra una tomba?

- Colui che vede: Ma c'è un segno, non vedi? è un suo messaggio!

- Colui che ha visto: ...e dice che questa è la sua tomba...

- Colui che vede: "È la mia tomba" dice, e per questo proprio non può esser la sua tomba.

- Colui che chiede: E tu, che cosa pensi invece tu, è viva oppur'è morta Fantasia?

- Colei che sa: Viva mai lei non è stata, questo io ti dico, ma morta sol per esser viva più ch'ogn'altra cosa viva.

 

Nicolas Poussin, Pastori dell’Arcadia, 1650, olio su tela, 85 x 121 cm. Parigi, Musée du Louvre

sabato 4 marzo 2023

io sono

Un certo modo particolare di intuire, percepire e sfiorare la bellezza ha il nome di ciò per mezzo di cui, cercando colei che fugge e che, fuggendo, oltremodo rifulge, io sono.

 


 

sabato 22 gennaio 2022

c'era una volta un cacciatore

Un giorno un cacciatore ricevette, dietro lauto compenso, l'ordine crudele della sua regina.
L'ordine diceva di portare nel bosco una fanciulla, ucciderla e portarne in dietro il cuore.
Il cacciatore prese per mano la bambina, la portò nel bosco, nascose l'intento freddo e tagliente dietro la schiena, rammentò l'ordine ricevuto e strinse il polso della fanciulla che, spaventata, giunse i suoi occhi ai suoi occhi.
Negli occhi della fanciulla l'uomo incontrò il suo riflesso, il suo sguardo feroce e beffardo, il suo finto sorriso, l'uomo vigliacco, il servo obbediente e meschino, l'opportunista bugiardo, il bruto, la bestia, l'inetto...
"Sono io quello?" trasalì il cacciatore, "quello sono davvero io?".
Siamo stati tutti bambini, e tutti sappiamo perché una favola è una favola.
Ma una favola che è davvero una favola non è mai "solo" una favola, come un cacciatore che è davvero un cacciatore non è mai "solo" un cacciatore.
Che sia o non sia, però, dipende solo da noi...

 

 Biancaneve by Disney

sabato 30 ottobre 2021

manifesto comitato "resistenza e libertà"

Il comitato "Resistenza e Libertà" riunisce cittadini che hanno scelto di combattere solidalmente per il rispetto dei diritti umani e contro ogni tipo di discriminazione e prevaricazione che il potere attua di fatto.
Ciò che abbiamo imparato dalla storia è che il male non si affeziona a bandiere e divise, ma lascia che lo facciano coloro che intende dominare.
Il dominio è la sua sfera di azione e i meccanismi di emarginazione e prevaricazione sono i segnali chiari e distintivi della sua presenza.
Questa consapevolezza e lo spirito di fattiva solidarietà che, a parer nostro, caratterizza la migliore e più bella umanità, ci spinge ad unirci e a fornire sostegno e coraggio a tutti coloro che ne hanno bisogno in questi momenti difficili.
Il seme della discordia è stato gettato già da tempo nelle menti incredule e impreparate di molti nostri concittadini e ora, come possiamo tutti constatare, sta dando i suoi amari e forse inevitabili frutti.
Questo non deve scoraggiarci.
Non è la prima notte che ottenebra l'umanità, ve ne sono state altre e probabilmente ve ne saranno ancora.
Quanto sarà buia questa, piuttosto, dipende anche da noi.
In tutta Italia e in tutto il nostro caro pianeta, in questi giorni, nascono fuochi di resistenza e si sollevano canti che invocano libertà.
A questi fuochi e a questi canti noi ci stringiamo, e chiediamo a voi tutti, nelle forme e nei modi che preferite, se avete ancora un po' di luce e di speranza nel cuore, di unirvi.

 

 https://www.facebook.com/Resistenza-e-Libert%C3%A0-106993431785907

sabato 4 settembre 2021

il popolo dei NO-VACCHE (riflessioni sul fanatismo)

C'era un tempo un piccolo popolo che amava mangiare cicoria, giocare a scacchi e fare il bagno in mare al calar del sole, non amava mangiare insetti e neppure piccoli mammiferi, lumache e vacche.

C'era a quel tempo un altro popolo, molto più numeroso, che amava pure mangiare cicoria, preferiva la dama e il bagnetto col sole cocente, non amava mangiare insetti e neppure piccoli mammiferi, non disprezzava le lumache ma, quel che più conta, era assolutamente e irrimediabilmente fanatico delle vacche.

Sulle cause di questo fanatismo il piccolo popolo aveva delle idee molto chiare ma non ci fu modo di farle sentire.

Era, quel grande popolo, tanto ma così tanto fanatico delle vacche che ogni volta che rivolgeva l'attenzione al piccolo popolo con cui confinava non faceva che apostrofarlo, sbeffeggiarlo e motteggiarlo come e quanto più poteva, sempre focalizzato sullo stesso assillante e noioso argomento. 

A parer suo il piccolo popolo confinante aveva ormai una sola qualità, quasi addirittura un solo motivo di esistere o di "non esistere", non era più un popolo di uomini che amavano il mare, il gioco, e che avevano i loro gusti, le loro speranze, le loro idee... erano semplicemente i NO-VACCHE, e se per caso osavano, di fronte all'incalzare di quelli, difendersi sostenendo le ragioni delle loro scelte e delle loro idee, allora non erano solo dei NO-VACCHE ma erano pure, a detta di quella maggioranza di sordi "giusti", dei fanatici "NO-VACCHE".

 foto dal sito: https://www.giribaldi-laurenti.it/articoli/fanatismo.html



 



mercoledì 11 agosto 2021

del savio e dello stolto

Savio è colui che è abbastanza savio da accorgersi di quanto poco spesso è savio.

Stolto è colui che è tanto stolto da credere d'esser davver per nulla stolto.

Nelle vicende del mondo il savio, fintanto che è abbastanza savio, non ha mai l'ardire di imporre ad altri, savi o stolti ch'essi siano, la sua vaga assai stoltezza.

Per contro, invece, ciò che rende lo stolto assai nefasto è il fatto che esso non riesce proprio ad essere felicemente stolto senza cercare d'imporre la sua "indiscutibile saviezza" a tutti quelli che giudica esser stolti.

La morte di Socrate di Jacques-Louis David

 

mercoledì 4 agosto 2021

l'archetipo sacro del fumatore

Ogni gesto che compiamo è comunicazione.
Ogni gesto che compiamo è, probabilmente, espressione di archetipi che tramite noi prendono forma.
Alcuni gesti in particolare, e sono gesti ripetuti spesso con cadenze quasi rituali, riescono a rappresentare gli archetipi sottostanti in maniera stupefacentemente cristallina.
Il fumatore è una delle figure umane che reputo più fortemente rappresentative in tal senso.
Quando una persona impersonifica il fumatore egli offre il suo servizio di buon attore, vieppiù inconsapevole, all'archetipo dell'uomo vissuto.
Il fumo, lo si intuisce, suggerisce in maniera inequivocabile l'immagine del fuoco e, più precisamente, del fuoco che è stato e che quindi non è più.
La vita di un uomo, con il susseguirsi delle sue esperienze, è fuoco che brucia.
Quando il fuoco ha bruciato tutto quello che poteva, per un poco resta il fumo e il fumo sale, si spande e si dissolve nel cielo.
Quando l'uomo incarna il fumatore lui dice agli altri, o semplicemente racconta a se stesso, che la sua vita è stata piena delle esperienze che devono riempire una vita, che il suo fuoco ha divampato fiero e senza risparmiarsi e che ora, come ogni buon fuoco deve fare, può rendere al cielo le sue ultime e ancora calde polveri vive.
Quante volte il cinema ci ha mostrato l'immagine del fumo che seguiva l'amplesso?
Prima il fuoco dell’amor che divampa e “consuma”, e dopo la pace e il silenzio dell’uomo che fuma.
E' per questo motivo che troviamo facilmente ridicoli quegli acerbi ragazzi che si accingono, troppo presto, a rappresentare un archetipo che non può appartenergli, e proviamo invero un senso di fastidio nel vedere quello che dovrebbe essere il tempo del fuoco, così presto invece andarsene in fumo.
Ma perché l'archetipo del fumatore è considerato sacro?
L'archetipo del fumatore è rispettato e trattato come sacro perché colloca l'uomo, sia dal punto di vista di chi lo impersonifica che da quello di chi lo osserva, al di fuori del grande tempo della vita vissuta.
Il fuoco non c'è più, il grande e compresso tempo dell'esperienza è passato, quel che resta è il fumo, il piccolo e dilatato tempo della riflessione.

immagine dal film "Pulp Fiction" (1994) - Quentin Tarantino