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giovedì 4 agosto 2016

i Miti e il Guardiano dei confini del mondo


Su un’insegna, presso i confini del mondo:
Benvenuti a questo mondo, ed alle mille sue bellezze,
alla storia e alle conquiste, ed alle mille sue stranezze.
Benvenuti a voi curiosi, che approdate a queste spiagge
e v’accostate alle grandezze come miti genti sagge.
Ogni cosa qui è al suo posto, e per voi la preserviamo
purché abbiate a cuor la legge, ch’ogni cosa ha il suo guardiano.


S’ode la voce del Guardiano, rivolto alle masse:
Vi condurrò lungo i sentieri dei giardini dell'incanto,
presso i confini luccicanti del mirabil mondo, 

e se saprete bene voi ascoltare,
quel che i Miti diranno, a tutti noi potrà giovare...
ma restatevi uniti e procedete pazienti qui al mio fianco.


Noncurante delle parole del Guardiano,
un uomo esce dalle righe e varca, curioso, quel confine.

Il Guardiano all’uomo, sotto voce:
Sui confini del mondo mi vaghi,
cosa credi tu d’esser? cosa cerchi in quei prati?
non lo vedi? che mi turbi tu l’incanto?!
torna qui tra i ranghi tuoi, e riunisciti al codazzo,
t’acquieti e rientri oppur’ t’amm...!


Qualcuno s’accorge del fatto:
Prodigio dei miei occhi! guardate!
com’è che quel s’avanza oltre la fine?
e dov’è la strada? e dov’è il confine?!


Il Guardiano ai pochi che hanno visto:
Non si varca alcun confine, quello è solo un bell’inganno;
è successo pur’anche quell’altr’anno...
e se i miti poi traballan, Dio protegga il suo figliolo,
con la lor grandezza, certo quei lo schiacceranno.


Anche altri, però si accorgono, e questa volta son tanti:
Ma l’han visto poi già tutti? come ch’esce e poi si rentra?
ma davvero si può fare? davver’ più in la si può anche andare?!...


Il Guardiano a questo punto, rivolto alle masse:
Omaggiamo il campione vi dico, ch’era figlio d’un Dio l’ho detto,
a chi l’ha già sentito, e dalla forza dei Miti lungamente l’è sorretto.
Quel che è stato era già scritto, e per la grazia che Iddio c’ha regalato,
un nuovo Mito noi aggiungiamo, tutt’insiem’ vi dico... a questo prato.


L'Uomo oltre il confine:
Non v’è ragione per segnar confini,
non più di quanta ve ne sia per superarli.
Dal gran gioco siam’ sedotti,
di sollevarci Miti tutt’intorno e d’ammirarli,
e non vediam’ l'incanto che ci rende schiavi.
Ad ogni uom’ che mitizziamo, il giogo ha vinto,
e s’aggiunge un pezzo a quell’”amabile” recinto.
E pur quell'uomin’ vivi e sognatori che guardavan fieri oltre l’immenso,
pretendiam’ che stian’ ben vigili a marcar la nostra soglia...
Il cuor non doglia se pur’anche la bellezza, ch’è la figlia dell’immenso,
in quel’ scompare triste, rifuggendo il senso.
Non ci resta allora che un Guardiano
che ci amministri i Miti e che c’illuda di guardar lontano.


Il Guardiano radunando le masse:
Omaggiate quel pio vate,
parole sante son le sue, che ci spingono lontano,
e per quel dono Iddio poi ringraziate,
d’un nuovo Mito da scoprir, passando piano.
Or’ rinserrate, ch’ad altri Miti
il cuor cortese conduciamo, e proseguiamo…


https://soundcloud.com/i-miti-e-il-guardiano-dei

venerdì 15 luglio 2016

il canto


Non do peso agli uomini
che parlano in nome di dio,
e mi rinfranco di sentire,
infondo al cuore, anima mia,
che da quelle grigie e scure
e sterili prigioni,
anche quel dio è fuggito via.

Scorgo con gioia, invece,
coloro che parlan per se stessi,
e m'è gaudio l'incontrarli,
qual flauti dolci e solitari,
lungo i sentieri o pei torrenti
che sciolgon strofe ai venti
o che rimbrottan temporali.

E' da questi che si nasce
fresco e limpido, talvolta
e commovente il canto,
di quell'io che non ha tempo
d'esser dio per chi ne ha vanto.


https://soundcloud.com/il-canto 

domenica 3 luglio 2016

storie


Il confine d'ogni io è un orizzonte,
e l'orizzonte è un cerchio, 
ma un cerchio inesistente,
oltre quel cerchio non esiste niente.

Di quel cerchio ogni io dimora al centro,
e vede il tutto fuori, e sente il vuoto dentro,
e di come tutto ha inizio non ha più memoria,
ne' di come ha fine conosce già la storia,

e chissà perchè, se per paura o nostalgia,
o pe'l segreto desiderio, che lo porta altrove,
d'esser poco o niente più che spettatore, 
l'io si dimena ogni momento e fugge via.

Ma per lontano che si spinga
giù nella valle o fin più su del monte,
e per quanto in cuor s'affanni e strugge,
sempre quel valico gli sfugge.

Or sugli spalti si nasconde,
fra mille cori e mille trombe,
or s'accartoccia tra la gente
che soffia al vento e conta l'onde.

Ma più l'aggradan quei segreti
che sboccian dolci tra le foglie,
e poi s'intreccian tra le spine
e al cel si slancian... son le storie.

In esse l'io si perde e 'più non vuole,
poiché in ciascuna nasce,
poiché in ciascuna muore,

quando alla valle volge il guardo
e dalla valle ancora al monte,
finchè s'accorge che si perde
pursempre dentro il suo orizzonte.

https://soundcloud.com/storie

venerdì 5 febbraio 2016

occidente


Smetterà di soffiare anche il vento
ormai stanco di gonfiare bandiere,
e la pioggia non vorrà più cadere
per lavare le colpe e lenire il dolore
dell'uomin che avanzan distratti,
verso l'ombre d'un'alba che muore.
E s'è di luce e calor gran sorgente,
quell'astro ch'a ogni cuor dona vita,
'vorrà più, pe'l cuor suo, scaldar niente.
E la terra, ch'al ciel le sue fronde
dolcemente protende, pur vedrai
che le spoglie mestamente sotterra,
nel gelo che immoto rivoltando arrovella.
Con le spalle incastrate all'oriente
e lo sguardo che affonda nel niente
tramontando si sperde... o risorge,
se s'accorge, Occidente.

venerdì 25 dicembre 2015

oltre i confini


...la culla.
E la culla culla.
La culla, che mi culla.
Ci sono...
Ci sono io e c'è la culla.
E la culla è tutta intorno me,
ed è l'immenso che mi culla.
Sono al centro dell'immenso.
Apro gli occhi, e siamo in tanti,
e nell'immenso sparsi tutti quanti.
E non c'è più la culla...
Vago nell'immenso.
Sono perso oltre i confini.
Siamo tutti persi oltre i confini.
E dov'è la culla?
È li, nei miei ricordi.
È dentro me che c'è una culla.
E c'è l'immenso che mi culla.
Quell'immenso è dentro me.
Quell'immenso è parte... di me.
Ci sono...
Io sono quell'immenso.
E siamo tutti quell'immenso.
Quell'immenso che culliamo,
e che ci culla.
E non v'è confine.
Noi siamo il confine.


"Dreamscape" è la traccia n°9 dall'album "try anything once", di Alan Parsons... https://youtu.be/5FbHoeZZPOM

https://soundcloud.com/oltre-i-confini

venerdì 2 ottobre 2015

la stazione dei rimpianti


Su quella strada che è la vita
tante volte ho perso
che m'è dur di ricordarne
l'occasioni e pure il verso.

Sarà stata la paura spesso,
l'insicurezza o l'ambizione...
o la nostalgia, ch'è un ritornello
che corteggia una canzone.

Sarà stato il desiderio
di gettarmi a capofitto,
se ho perso quelle volte
che non riuscii a restare zitto.

E quelle volte pure ho perso,
che volevo dimostrare...
e invece m'abbracciavo stretto,
...non m'inghiottisse ancora il mare.

Ho perso quando ero convinto
di potermi ancor nasconder,
e fra mille vincitori
facilmente pur confonder.

E ancora quelle volte
che ho creduto di sapere,
e m'è sfuggita l'occasione
di "scoprire", ch'è un po' volare.

Ho perso quando m'illudevo
di conoscer gioco e carte
e al mio cuor dicevo franco:
"fatti ancora un po' da parte".

E ancor più quand'ho pensato:
"oggi è un giorno come tanti"
ho perso il tren che macchinava
dalla stazione dei rimpianti.

Mille volte, è vero, ho perso,
e se non mille, forse più,
ma più di tutte ho perso quelle
che ora non ricordo più.


https://soundcloud.com/la-stazione-dei-rimpianti

mercoledì 2 settembre 2015

l'onda quadra


Se ne hai visto l'orrore
allora sì che tu l'hai vista,
ma è quando smetti di vederla
che ne scopri la conquista,
poiché ancora tu la vedi
e non di men la senti
nei gesti e le parole
dell'uomini che incontri,
in quegli sguardi curvi
che non cercano orizzonti
ma s'accostano a recinti,
ove crescono e muoiono
e mai sbocciano le menti.
Nell'onda quadra
dei comuni intendimenti.


https://soundcloud.com/londa-quadra

mercoledì 26 agosto 2015

verrà il tempo?


V'era un tempo in cui nessun s'osava,
nel silenzio oscur che il mondo offriva,
di dir quello che in suo cuor pensava.

Venne il tempo in cui il silenzio
su queste strade e piazze ignoto avanza,
come ognuno a ribadir quello che pensa.

Verrà il tempo, e sarà l'eco che ritorna
dei gran discorsi d'una muta attrice,
in cui ogni uom s'accorgerà ...di quel che dice.



https://soundcloud.com/verra-il-tempo

domenica 26 luglio 2015

la favola dei numeri


C'era una volta un bambino, si chiamava Uno.
Era un gran sognatore, ma i suoi sogni non trovavan mai una fine.
Aveva una gran voglia di conoscere il mondo, ma non sapeva proprio da che parte cominciare.
Aveva in realtà una gran paura di sbagliare, pensava che se avesse cominciato da una parte avrebbe perso infinite e fantastiche occasioni, e allora si voltava, ma gli pareva che il mondo ruotasse tutto insieme a lui...
Un giorno, disperato Uno chiuse gli occhi, era triste e sconsolato e allora "voglio pianger!" disse.
Due lacrime s'affacciarono alla luce e fecero una breve gara sulle sue lisce guance... "Perché piangi?"
A quel sentire Uno apri gli occhietti e vide un bimbo, "Tu chi sei?".

"Ciao! Io sono Due!".
Da quel momento Uno fu contento, e seppur rimase sempre indeciso e pieno di domande le acque che annegavano i suoi sogni non gli parver più così profonde.
Due era un bambino semplice, lui al contrario di Uno non aveva mai dubbi o incertezze su quello che voleva fare, ed era decisamente un gran chiacchierone.
Era come se il mondo fosse tutto davanti a lui che l'accoglieva pien di gioia.
Per lui le cose erano semplicemente o bianche o nere, ed anche se talvolta alcune sfumature gli sfuggivan era sempre comunque un piacere parlarci poiché diceva esattamente solo quello che pensava...
Un giorno Due disse a Uno "Vuoi giocare?"
"Dici a me?" disse Uno.
"Posso giocare anch'io?".
"E tu chi sei?" disse Uno.

"Sono Tre!".
"Wow!" disse Uno.
"Fantastico!" disse Due.
Tre era un bimbo frizzante e super vivace, allegro e pieno di energia.
A lui piaceva moltissimo fare ruote e girotondi, non stava mai fermo e si adattava a far qualunque gioco, era un grande spiritoso e da quando c'era lui non ci si annoiava mai.
Un giorno disse agli altri: "Oggi chiudiamo gli occhi e meditiamo!".
"Meditiamo? Cosa significa? Non dobbiamo fare niente?" chiese Uno.
"Chiudete gli occhi, e fate tutte le cose insieme!".
Quando riaprì gli occhi a Uno parve che fosse passata un'eternità in un battito di ciglia.
Due fece un sorriso grande "E tu chi sei?".

"Ciao amici, io sono Quattro!"
Un bimbo tranquillo era Quattro, con lui tornavan sempre i conti, è come se stesse sempre al posto giusto, non si lamentava mai, ma anche difficilmente proponeva qualcosa.
Talvolta pareva che ci fosse ma non ci fosse insieme.
Litigare con Quattro era quasi impossibile, e se putacaso succedeva non la spuntava comunque mai nessuno.
Alla fine finiva sempre tutto con una stretta di mano.
Un giorno Quattro disse "Perché non giochiamo ai quattro cantoni?!"
"Va bene!" dissero gli altri in coro, ed entusiasti si disposero agli angoletti d'una piazza.
"E adesso?" disse Uno.
"Se non avessi oror’ parlato, giurerei che manca Uno!" disse Tre ridendo, "Se tu fossi lì nel mezzo giurerei saremmo in..."

"Cinque! Ciao ragazzi, io son Cinque! Quel posto in mezzo è mio!".
Fu una gran sorpresa per tutti, Cinque era un vero rivoluzionario, da quando arrivò lui di giocar non si finiva mai, anche se poi, quand'era sera di dir che gioco hai fatto a dire il ver non ti riusciva.
Era tutto un progettare e chiacchierare e se d'idee non ne venivan lui stava li col dito in bocca e gli occhi in su...
"Ci pensi tu?" dicevan gli altri, e allo sbocciar del suo sorriso "Evviva batti il cinque amico mio!" saltavan tutti.
"Oggi abbiamo una missione!" disse Cinque, "Dobbiam trovare Sei!".
"E chi sarebbe?" disse Uno, "E non siam 'bastanza in cinque?".
"Si, mi piace!" disse Quattro, "Andiamo Due, non vuoi venir con me?".
"Vengo anch'io!" disse allor Tre.
E cominciò così quell'inconsueta assai missione.
"Sei, dove seiii!" s'udì un gran coro.
"Faremo prima" disse Cinque, "se ci divideremo. Farem due gruppi, Tre con Due e con Quattro andran di là, io con Uno...".
"Ma siam di meno!" disse Uno.

A quel dire una vocina, piano piano, dal silenzio s'affermò "Ci sono anch'io!"
"L'abbiam trovato!" sabbracciaron tutti, "E non l'abbiam neppur cercato!" disse Cinque.
"Evviva Sei! Evviva Sei!" dissero in cinque.
E Sei fu subito dei loro.
Era un bimbo docile e tranquillo, un grande sognatore con la pace in fondo al cuore.
Le sue storie avevan sempre un sol che nasce e un sol che muore, nel grande cerchio dell'amore.
"Sei," gli disse un giorno Uno, "Che stai pensando?"
"Vedo un'ombra amico mio, che ferma i soli all'orizzonte, e non è d'alba o di tramonto, ma tra i due cerchi si scompone a mezzogiorno."
"Non ti capisco amico mio" gli disse Uno, "in mezzo al tempo c'è nessuno!".
"Eppur lo vedo" disse Sei "È tutto il giorno che lo vedo..."
Venne la notte.
"È mezzanotte!"
"Chi ha parlato?" disse Uno, "Mi hai chiamato?" disse Due, "Siete svegli?" disse Tre, "Cosa fate?" disse Quattro, "Il ciel stellato?" disse Cinque, "Sei arrivato!" disse Sei.

"Siamo Sette!" disse lui.
Era giunto nella notte, e fu subito giorno.
Sette era un portento, una forza della natura, un vero condottier conquistatore.
Quando venne lui scomparver giochi, ruote, cerchi e discussioni, "Conquisteremo il mondo!" diceva, "Scopriremo posti magici, berremo l'acqua da sorgenti cristalline, spiagge dorate conserveran le nostre impronte e degli oceani andremo intrepidi sull'onde, la nostra culla sarà il fuoco del vulcano e nostra casa l'orizzonte!"
Furono giorni di viaggio e d'avventura, d'incredibili scoperte e magici momenti.
"...ma il nostro mondo non ha sponde!" disse un giorno Sei.
"Abbiam le stelle" disse Sette, "che ci guidan nella notte!".
"È molto bello amico mio, ma dov'è che andiamo? E non v'è mai un ritorno?"
"È tutt'intorno amico mio, tutt'intorno... dobbiamo andare!"
"Eppur mi pare che siam soli..." disse Sei, "come i soli all'orizzonte, un che nasce ed un che muore. Come quando tu non c'eri, e poi arrivasti nella notte..."
"Fosti tu che mi vedesti amico mio, e or sei tu che non mi vedi?" disse Sette.
"Io ti vedo come vedo il sol che nasce, e poi ti vedo come vedo il sol che muore, e poi li vedo insieme i soli... E vedo te, che non sei solo!"

"Tu vedi me, che sono l'Otto!".
"Ti vedo anch'io" s'affrettò Sette.
"Tu sei il ritorno?" chiese Sei.
"La nostra casa è dentro noi" rispose Otto "ma si può andare oppur tornare... fermi no, non si può stare."
"Bentornato!" disse Sei.
"Benvenuto!" disser tutti, e fu allestito un bel banchetto, e furon d'Uno le domande, di Due fu l'entusiasmo, Tre fu d'allegria ministro, Quattro tenne banco, Cinque alzò i bicchieri, Sei fe' una ghirlanda di parole, e poichè ognuna ebbe un colore, Sette le dispose in fila come i petali d'un fiore, poi venne Otto e fe' l'incanto d'accordare i cuori a un dolce e amato canto.
Come ruote che giravan sempre unite da ogni tempo, cosi cantavan tutti insieme che parevan fosser... tutti.
"Come son belli! Potrei turbarli... Potrei osservarli da lontano, col favore della notte, senz'annunciarmi, e magari piano piano avvicinarmi..."
"Sta arrivando un uragano!" disse Tre.
"Può spazzarci tutti via?" domandò Uno.
"Guarda, intanto adesso piove!" aggiunse Tre.

"Ben trovati amici, sono Nove!".
"Temevamo una tempesta!" disse Uno.
"La tempesta è il nostro cuore!" disse Nove, "che fermo può restare sol se tutto muove!".
"È per questo che ora piove?" disse Tre, "che scendon fulmini dal ciel ruggenti come draghi, e turbini s'avvolgon tra i bagliori e sferza il vento sopra i fiori?"
"Son gli umor delle stagioni!" disse Quattro.
"Oltre il cielo e le stagioni andar dobbiamo" disse Nove, "su, nell'alto e basso insieme, dove i giorni son sorrisi che risplendon fulvi nella notte scura, e gli orizzonti non son retta o curvatura ma puntini, sol puntini luccicanti!"
"Son le stelle!" disse Sette.
"Le stelle sì," rispose Nove, "son le vie del firmamento, grande affresco intorno al tempio senza volta né pareti del regno oscuro dei pianeti!"
"Come giran tutti quanti!" disse Tre.
"Sono immensi e variopinti!" disse Sette.
"E sincrocian ogni tanto! Disse Due.
"Son distesi sopra un piatto!" disse Quattro.
"Ma cos'è che li sconvolge?" chiese Uno, "par che fuggan tutti quanti!"
"Oppur rincorron qualche cosa," disse Sei, "che li fugge, 'che son tanti!"
"Sono i passi dei giganti," disse Cinque "che fan cerchi negli stagni!"
"Ci dev'essere l'incanto" disse Otto "che i pianeti tutti muove!"
"Tutto questo mi commuove!" disse Uno, "tutti e nove intorno al sole!"

"Benvenuti amici! Sono Dieci!"
"Ben trovato!" disser tutti.
"Siamo in tanti," chiese Uno, "oppur siam tutti?"
"Siamo il cerchio," disse Dieci, "che ci fa sentire tutti, e in vero si, ti dico, siamo tutti!"
"Ma questa storia è già finita?" chiese Uno.
"E una fine questa si," rispose Dieci, "ma non di meno è anche un inizio!"
"Ma se siam tutti" disse Uno, "se siamo il cerchio, e siam la fine... Ora cosa può iniziare?"
"Così cominciano le storie, amico mio," rispose Dieci, "ci vuole un cerchio, un girotondo, e a turno ognun potrà 'contare. Puoi iniziar tu, che lo sai fare!"
"Ma la mia storia ancora, dovrei di nuovo raccontare?" chiese Uno.
"Se la vivessi ancora," domandò Dieci, "sarebbe uguale?".

 
"Sarei diverso!" disse Uno, "sarei più forte! Avrei i miei dubbi ancor nel cuore si, ma non mi potrebber governare!"
"Bravo!" disse Dieci, "con il tuo aiuto tutto il gioco può iniziare, poiché se d'"esser" ci si accorge nella vita, li si comincia una nuova storia a raccontare! 
Così comincia un nuovo ciclo! E tu sei l'Undici, ti dico."
"E dopo me verrebbe il Due?!"

"Con molta più passione!" disse Due, "sarei il signor dell'abbondanza, spartirei il mondo poiché fosse una gran torta, e i cieli interi appenderei nella mia stanza..."
"Bene!" aggiunse Dieci , "quel che dici ti s'accoppia! D'esser Dodici ti tocca!"

"Questo gioco mi par strano... Se dovessi ancora essere Tre, son sicuro che sarei lo stesso, ma se devo recitare, e a questo cerchio che s'accosta tanto a una spiral prestare tempo, io lo giuro, sarei il vento! '
"Molto bene!" disse Dieci, "'siccome il vento annuncia il vento tu Tre dici..."

"Giocherei anch'io," s'aggiunse Quattro, "e sarebbe bello esser regina della pace e dell'immenso, e mescere l'essenza d'ogni cosa, e ricavarne ancora il senso!"
"Fantastico!" commentò Dieci, "e c'è Quattordici!"

"Ed io potrei per gioco, giocar coi panni sconci di bea smorfia e disonore, e al mondo mostrar tosto i volti osceni del potere!"
"E Quindici non manca!" disse Dieci.

"Si può nascer tante volte a questo gioco apprendo, e tante volte ancora il mondo riscoprire, e allor che al cielo il nostro cuor s'appressa, in fondo ancora e ancor cadere, ma con la gioia d'esser gocce variopinte dal cielo attratte sempre e dall'amor sospinte... Quei tesori vorrò sempre riscoprire e intanto esser la gioia ch'a ogni cuor dona dei cieli il canto."
"E siam Sedici d'incanto!"

"Vorrei che il cielo che mi guida nella notte discendesse misterioso sulla terra e che i miei passi si fermasser sazi solo al cospetto d'una stella!"
"Mai brillò di più un incanto... Diciassette!"

"Nell'equilibrio d'ogni cosa io mi pongo, son la bilancia che non pesa al mondo e sono il mondo. 
Come un castello mi dipingo che governa e incastra i versi agli universi... Ma qui m'aquieto sotto l'onde d'uno stagno, che increspan l'anime e i riflessi dell'immenso. 
Ai mondi dono il gran mister della speranza, e la fortuna che insegue i moti oscuri e altalenanti della Luna."
"Diciotto, e la notte è piena!"

"Di tutti quei pianeti ve n'è un che non avanza, che incollato s'è al mio cuore e tutto il resto ruota in una strana e ignota danza... Terza nota sopra un'arpa che s'accorda con le rime dell'immenso, d'un azzurro chiaro e intenso m'ha stregato la più bella, la più dolce... madre Terra. 
Per chi cerca all'orizzonte di quei mari sconfinati, oltre limiti e paure, spiagge e monti che l'accolgan, verdi boschi e pie radure, e per chi avanza con timore ad ogni passo e con coraggio sostenendo le sue cure, io sono il Sole!"

"Quel che ha parlato," disse Dieci, "è Diciannove. 
E ora che un nuovo cerchio è già finito, or devo anch'io, che son la ruota che s'avanza e tutti quanti invita a danza, raccoglier pure quell'invito. 
Il buon lettore avrà capito che a questo gioco sconvolgente ch'è la vita, non v'è regista o diligente osservatore che non sia pur perdutamente e irrimediabilmente attore. 
Io voglio esser quel momento, in cui ogni uomo che apre il cuore al suo tormento s'accorge d'esser parte e fondamenta dell'immenso. 
Che si ripeta all'infinito, come l'alba che ricuce il giorno dai brandelli del tramonto, ed il tramonto che risvela ancor d'incanto l'immensità del firmamento."


"Solo un momento," disse Uno, "quand'ero solo, ed ero tutto, e in ogni parte vago e incerto mi perdevo, prima ancora che una voce amica mi rapisse il cuor, io feci un sogno, e v'era il tutto che svaniva, e il niente che niente più non era. 
Quando aprii gli occhi solo allor m'accorsi che fino ad allor l'avevo chiusi. 
Perché? Mi chiesi in quel momento; cos'è che cerco in questi specchi solcando spazi vaghi e tempi in cui non vedo? 
A questa freccia su una corda tesa che il mio cuore ancora incurva io non seppi dare un segno... Ma quel che venne, or lo vedo, fu il mirabile disegno che m'accorgo io cercavo. 
E se fu bello, come vedon gli occhi e il cuor risponde, allora il mondo, ch'ora nasce e sboccia in ogni forma, a nulla più, vi dico, che una cornice si conforma. 
In quel disegno ch'è ragione e vera vita d'ogni cosa, come una rosa che si mostra al ciel che l'accarezza io voglio esser... la bellezza!"


"Sei stato matto amico mio," disse una voce, "tu c'hai 'contato questa storia. 
Ma solo a un matto riuscirebbe d'ingannarsi e tante vesti d'indossar per far baldoria... 
Si fa fagotto! Si segna il passo! Si soffia il vento! S'avvolge il tempo! Nasce una storia! Si fa baldoria!..."


 Storia "liberamente" ispirata agli arcani maggiori dei Tarocchi di Marsiglia di Camoin e Jodorowsky. 


lunedì 15 giugno 2015

non un fiore!


C'è chi già danza sul giardino del vicino,
c'è chi al cuor suo vorrebbe dir: "Vatten' lontano!",
c'è chi: "Ha vinto quel che ha vinto e così sia,
sul mio orticello sboccerà... democrazia!
"

Quattro alberelli nasceran sulla tua terra,
un per la pace che hai turbato, un per la guerra,
un per i sogni ch'ai dormienti hai suggerito,
un pel silenzio che t'ha urlato, e non l'hai udito.

Le lor radici affonderan cercando il sole.
Mille germogli sbocceran senza colore.
E d'ogni genere e sapor sognando i frutti
lì staran tutti, ma da quei tralci... non un fiore!



https://soundcloud.com/non-un-fiore

lunedì 18 maggio 2015

i sogni d'una trota


Se per una volta smettessimo di sognar
d'esser uomini pensanti ed evoluti
e ci calassim nell'idea d'esser sol comuni trote,
i flutti impervi dei torrenti affronterem senza timore
e ad ogni gorgo chiederem sicuri e fieri: 

"Chi controlla il controllore?".

E per amor dell'acqua fresca ancora:
"Chi ha scelto chi controlla il controllore?"...

Giunti a un certo punto, dove la roccia parla e nasce l'acqua,
ci verrebbe naturale d'ascoltarla e ci direbbe:
"Brava tu, che non hai chiuso l'occhi bella. 

L'acqua scorre e tu l' sapevi bene,
ch'a seguirla cheta cheta andavi dritta all'aspro mare...
E or che tu qui m'hai trovata dimmi, che vuoi fare?
"

"Potrei... smetter di sognar, disse la trota,
d'esser l'acqua che trascina i vinti a foce...
O di sognare d'esser foce che disperde i flutti
e mesce e culla e inganna e annega tutti...
O d'esser roccia smetter potrei ancora
che gorgheggia freschi e saggi motti,
'si che un pesce che l'ascolti al fin s'accorga
d'esser roccia, fiume, foce e pesce ancora... e mare.
"

"Puoi tu sceglier di sognar, disse la roccia, o puoi restare."


https://soundcloud.com/i-sogni-duna-trota

giovedì 7 maggio 2015

utopia


La parola "utopia" è l'ultimo rantolo
d'un popol morente,
è grigio sigillo alle porte d'un sol
che da sempre risplende,
è tomba d'un cuor
che non ama più niente
e alla noia, sconfitto, s'arrende.

Ogni volta che un uom la pronuncia,
un seme al suo sogno rinuncia,
un'ala dimentica il soffio del vento,
e il canto di gioia d'un bimbo,
d'aria e di luce e di goccia dipinto,
muta nel tetro sgomento, d'un occhio
che annega nel fiume del pianto.


https://soundcloud.com/utopia

giovedì 9 aprile 2015

il tempio dell'amor sorgente


...fine.

Come aurora del mattin, ecco m'appari.
Raggi dorati sboccian dal tuo volto
e m'accarezzan, come spade acuminate,
e mi trafiggon, come soffici risate.
La tua voce cresce da ogni dove,
e da ogni dove il cuor m'invade...

"Goccia che dal ciel s'affranca,
fra due valli incerta dondolando, questo ora tu sei.
Venuto è il tempo che tu scelga,
che tu scelga della luce d'esser o del buio,
del bene servo oppur del male.
La tua scelta, ora, devi fare."


Io ti ascolto, manifesto tu mi sei
e quel che vedo mi stupisce,
poiché vedono i miei occhi
quel che videro non mai.
Ma Stupor non è il mio dio,
e di sceglier, come dici,
il mio cuor già m'adoprai.

"Nel tuo cuore io vedo un gran tormento,
vedo i mari che s'increspan,
l'onde appese al firmamento.
Una spiaggia che t'accolga t'offro, intanto
che il tuo cuor d'una sirena scordi il canto."


S'io accettassi d'esser servo,
sarei servo d'un incanto.
Se alla spiaggia tua approdassi,
del mio cuor, scorderei il canto.
S'io non fossi quel tormento,
d'una spiaggia o d'uno scoglio sarei figlio,
e figlio non sarei del firmamento.

Che sia luce quel che vedo e non abbaglio,
che sia il buio come appare
e non mi sbagli, chi può dirlo?
Forse i libri consacrati,
i maestri, i saggi o i volti illuminati?
Posso forse dirlo io se non l'ascolto,
quella voce che il mio cuor tramuta in canto?

Vengan tenebre a cercarmi
con promesse seducenti...
Vengan luci a corteggiarmi
sfavillanti e sfolgoranti...
Che sia quiete o sia tormento
che sia fine o nascimento,
nel mio cuor scorre il mio tempo,
dell'amor sorgente, culla e tempio.


venerdì 30 gennaio 2015

magie per utopie


Se gli uomini dessero più importanza
ai sogni, alle avventure e alle magie,
come l'ombre dal mattin ruggente
fuggirebber tristi musi, vuote noie ed utopie.



https://soundcloud.com/magie-per-utopie

giovedì 18 dicembre 2014

infiniti orizzonti


Ogni luogo, nel mondo,
è incrocio silente
d'infiniti orizzonti,
ricordo e promessa
d'albe rosa e tramonti.

Ogn'istante, nel tempo,
è remota sorgente
di sognanti racconti,
promessa e ricordo
d'abbraccianti momenti.


https://soundcloud.com/infiniti-orizzonti

venerdì 5 dicembre 2014

gotica


Il più grande mistero
che nel cuor porta l'uomo
è il suo cieco vedere,
il suo sordo sentire,
l'ignaro e incosciente sapere
ch'ogni cosa che vede, che sente
o che ha impression di capire
è sospiro incessante
e profondo d'un cuore
che incede e a ogni battito
cede all'amato mister.

 
https://soundcloud.com/gotica

martedì 2 dicembre 2014

domenica 16 novembre 2014

qualcosa...


Qualcosa si cela
oltre il volto sicuro
dell'indifferenza.

Qualcosa si cela
oltre il silenzio
di tutto ciò che sfiora
i miei sensi,
le mie emozioni.

Presente illazione
alla più fredda illusione,
e il buio l'avvolge,
e qualcosa traspare.


lunedì 27 ottobre 2014

limiti


Non può conoscer, l'uomo,
ciò che non riesce a immaginare,
poiché ignaro è della spiaggia
l'occhio che non vede il mare.
E come all'onda che non s'alza
il cuor non riesce di cullare,
sul mondo invano l'uomo avanza
se non s'accorge... di sognare.



https://soundcloud.com/limiti

giovedì 18 settembre 2014

orizzonti sospesi


Dovrà morire ogni speranza!
Vuoi o non vuoi, anche il più ricco
dei giardini dovrà ceder' all'istanza no?
'che il deserto immoto, invero avanza.

Già una foglia abbraccia il vento e danza...

Dovran rinascer fiori prima o poi.
Finanche nel più arido dei cuori,
una goccia ch'è una goccia
pur dal cielo dovrà scender no?

...che una rondine sul mar, tosto s'avanza.



https://soundcloud.com/orizzonti-sospesi