I vostri nipoti daranno un nome al mostro che voi non vedete, come voi date un nome al mostro che i vostri nonni non videro...
I vostri nipoti daranno un nome al mostro che voi non vedete, come voi date un nome al mostro che i vostri nonni non videro...
Ammetterà il nemico infine
inganno e truffa più che torto,
ma intanto, per grazia di popol malpresente,
l'avrà pur vinto e quasi morto!
Che sieno al picciuol lume lindi, pinti
e mondamente profumati,
oppure usi al mondo e malandati.
Che istrutti sieno d'alto rango
o di poc'arte invero nulla dotti.
Che sieno poveri sparati,
o altolocati e ricchi
e ancor di titol nobiliare fatti
bellamente lustri et onorati.
Che sieno preti o gran massoni
o bianchi papi o neri
o suore o picciuol frati
o nulla più che peccatori
genuflessi e scornacchiati.
Or si mostrano al gran lume nudi tutti,
belli sieno o brutti, freschi o cotti,
per quel che interi dentro ancora sono,
e quel che invece, molli e rotti.
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| Il Giudizio – Antichi Tarocchi Italiani |
I miei occhi han visto cose che voi zombie non distinguereste dal normale...
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| Essi vivono (John Carpenter's They Live) |
C'era un tempo un piccolo popolo che amava mangiare cicoria, giocare a scacchi e fare il bagno in mare al calar del sole, non amava mangiare insetti e neppure piccoli mammiferi, lumache e vacche.
C'era a quel tempo un altro popolo, molto più numeroso, che amava pure mangiare cicoria, preferiva la dama e il bagnetto col sole cocente, non amava mangiare insetti e neppure piccoli mammiferi, non disprezzava le lumache ma, quel che più conta, era assolutamente e irrimediabilmente fanatico delle vacche.
Sulle cause di questo fanatismo il piccolo popolo aveva delle idee molto chiare ma non ci fu modo di farle sentire.
Era, quel grande popolo, tanto ma così tanto fanatico delle vacche che ogni volta che rivolgeva l'attenzione al piccolo popolo con cui confinava non faceva che apostrofarlo, sbeffeggiarlo e motteggiarlo come e quanto più poteva, sempre focalizzato sullo stesso assillante e noioso argomento.
A parer suo il piccolo popolo confinante aveva ormai una sola qualità, quasi addirittura un solo motivo di esistere o di "non esistere", non era più un popolo di uomini che amavano il mare, il gioco, e che avevano i loro gusti, le loro speranze, le loro idee... erano semplicemente i NO-VACCHE, e se per caso osavano, di fronte all'incalzare di quelli, difendersi sostenendo le ragioni delle loro scelte e delle loro idee, allora non erano solo dei NO-VACCHE ma erano pure, a detta di quella maggioranza di sordi "giusti", dei fanatici "NO-VACCHE".
Così come inver sempre si deve,
imparar si può per ogne via:
sia ch'essa al perdersi conduca
in loco buio e tristo et empio,
sia ch'al trovarsi invece guidi
in luminoso e consacrato tempio.
Ma insegnar si puote invero sol,
seppur si poss'averne mai ambizione,
usando il buon esempio a condizione.
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| Francesco d'Assisi - affresco Sacro Speco, Subiaco - 1224 - anonimo. |
Savio è colui che è abbastanza savio da accorgersi di quanto poco spesso è savio.
Stolto è colui che è tanto stolto da credere d'esser davver per nulla stolto.
Nelle
vicende del mondo il savio, fintanto che è abbastanza savio, non ha mai
l'ardire di imporre ad altri, savi o stolti ch'essi siano, la sua vaga
assai stoltezza.
Per contro, invece, ciò che rende lo stolto assai
nefasto è il fatto che esso non riesce proprio ad essere felicemente
stolto senza cercare d'imporre la sua "indiscutibile saviezza" a tutti
quelli che giudica esser stolti.
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| La morte di Socrate di Jacques-Louis David |
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| immagine dal film "Pulp Fiction" (1994) - Quentin Tarantino |
S'avete soltanto certezze, non indugiate.
S'invece vi resta un pur piccolo e timido dubbio, amate e curate quel, più che potete.
E quando il negromante aprì le scure porte,
della ragione venne infin la notte a corte.
Ma dimostrata che fu in tutto l'obbedienza
mai si voltaron più quei che accettaron già,
supini e fessi, quella sua ignobile semenza.
Non restò lor più che la fede sozza!
'che s'ogni cosa, p'esser sacra e vera,
sempre e mai di men si mostra intera,
quei l'accettaron turpe e d'ogne modo
storpia, ismisurata, claudicante e mozza.
Abbiate fede, il sole sorgerà,
scandendo su ogni cuore
i suoi magici rintocchi.
Per paura della notte voi, però,
non vi cacciate gli occhi.
Quando avrete la vostra normalità?
Quando accetterete che obbedire sarà la vostra normalità!
Verrà il giorno, e non verrà lontano,
ch'anco le mute pietre avran parole
e parleranno forse anch'esse invano,
e vi vorran, comunque, e vi sapranno urlare
che proprio no, non v'era spina
o guidardon che di valor n'avesse tale
perché al burron, come faceste,
tal come cocci rotti prodigarsi a rotolare.
Ave Vaccinus, pieno di forza,
la scienza è con te,
tu sei benedetto tra i medicamenti
e benedetto è chi t'offre sostegno e parole.
Santo Vaccinus, infuso di vita,
ridacci al più presto il perduto vigore,
e fa che ogni sciocco ti preferisca alla morte.
Amen
Che sia sano o che sia matto,
nessuno mai poté se dir contento
dappoi che "si!" disse al ricatto.
Per paura di finir nello burrone
dritti dritti gitteran se stessi
intr'al funesto, scuro androne.
Per paura gran' ch'ei morda il foco,
freschi freschi bruceran dannati
in quel cocente e odiato loco.
Per la paur che vien del'annegare
fin che sia troppo abbeverranno
allo salato e profondoso mare.
Poi, per lo timor che incalza alla paura,
spiccieran pur la lor salute
per più funesta e amara cura.
E per, infin, paura ancor dello finire,
d'ogni bellezza e d'ogni fior
'sì feniranno di nutrire il tristo loro cor.
Ma fenirà, sé judicando, puranco tal stortura,
comme la notte che se trova presta al fine,
e appena e alquanto troppo e troppo scura.
Un giorno chiesi a Dio: "Verrà il buio?".
"Porterai tu la luce?", lui chiese a me.