venerdì 15 luglio 2016

il canto


Non do peso agli uomini
che parlano in nome di dio,
e mi rinfranco di sentire,
infondo al cuore, anima mia,
che da quelle grigie e scure
e sterili prigioni,
anche quel dio è fuggito via.

Scorgo con gioia, invece,
coloro che parlan per se stessi,
e m'è gaudio l'incontrarli,
qual flauti dolci e solitari,
lungo i sentieri o pei torrenti
che sciolgon strofe ai venti
o che rimbrottan temporali.

E' da questi che si nasce
fresco e limpido, talvolta
e commovente il canto,
di quell'io che non ha tempo
d'esser dio per chi ne ha vanto.


https://soundcloud.com/il-canto 

domenica 3 luglio 2016

storie


Il confine d'ogni io è un orizzonte,
e l'orizzonte è un cerchio, 
ma un cerchio inesistente,
oltre quel cerchio non esiste niente.

Di quel cerchio ogni io dimora al centro,
e vede il tutto fuori, e sente il vuoto dentro,
e di come tutto ha inizio non ha più memoria,
ne' di come ha fine conosce già la storia,

e chissà perchè, se per paura o nostalgia,
o pe'l segreto desiderio, che lo porta altrove,
d'esser poco o niente più che spettatore, 
l'io si dimena ogni momento e fugge via.

Ma per lontano che si spinga
giù nella valle o fin più su del monte,
e per quanto in cuor s'affanni e strugge,
sempre quel valico gli sfugge.

Or sugli spalti si nasconde,
fra mille cori e mille trombe,
or s'accartoccia tra la gente
che soffia al vento e conta l'onde.

Ma più l'aggradan quei segreti
che sboccian dolci tra le foglie,
e poi s'intreccian tra le spine
e al cel si slancian... son le storie.

In esse l'io si perde e 'più non vuole,
poiché in ciascuna nasce,
poiché in ciascuna muore,

quando alla valle volge il guardo
e dalla valle ancora al monte,
finchè s'accorge che si perde
pursempre dentro il suo orizzonte.

https://soundcloud.com/storie

domenica 22 maggio 2016

il viandante sulla strada del tempio


Percorrendo un antico sentiero, tra i prati fioriti e gli ombrosi uliveti, un viandante incontrò un uomo stranamente vestito, con un nugolo di bimbi curiosi che gli andavano appresso, ciacolando e scherzando sotto voce tra loro.
Procedevano a passo svelto quando la curiosità del viandante proruppe:

  • Dove andate buon'uomo, con questi allegri fanciulli?
  • Andiamo al tempio.
  • Al tempio... e perché, cosa fate al tempio?
  • C'è la dottrina, il catechismo, dobbiamo tramandare il rito e insegnare ai bambini la parola di Dio.
  • La parola di Dio... e chi è, se posso, questo Dio?
  • Mi chiedi chi è Dio? Dio è colui che ha creato tutto, e che con immenso amore governa tutto.
  • Amore... i bambini... "sono" loro la parola di Dio!
  • No... cioè si, Dio ama i bambini, lo ha anche scritto nei libri sacri, è per questo che dobbiamo educarli, e prima scoprono quanto Dio li ama meglio è per loro.
  • Per loro... libri “sacri”?
  • Si, li ha scritti Dio, suggerendoli ai cuori di alcuni uomini che lo hanno ascoltato, e che poi li hanno scritti, per noi tutti, per salvarci.
  • Salvarci... e da cosa?
  • Salvarci dai nostri peccati, dalle nostre debolezze, e dal peccato che l'uomo porta da sempre con se.
  • Peccati... e come sapete che era proprio "lui" a suggerire quei libri?
  • Eh, lo hanno detto loro, lo sanno tutti, e poi si capisce, basta leggere i libri per capirlo, leggili, te ne prego.
  • Tutti... quindi se li leggo posso capirlo, tutti possono capirlo? insomma, se qualcuno avesse aggiunto o tolto qualcosa alla parola di Dio, lo capirei? voi lo capireste? ve ne accorgereste?
  • Devi avere fede amico mio, e te ne accorgerai.
  • Fede... è scritto anche questo nei libri?
  • Si certo, questo è alla base di tutto!
  • Alla base... e se fosse un concetto posticcio, o se avesse in realtà un significato diverso?
  • Lo senti col cuore che è giusto, non puoi sbagliarti, è giusto anche farsi domande, ma tu ascolta il tuo cuore!.
  • Cuore... quindi se domani stampassero il libro stravolgendo quella frase, e magari tante altre, tu non continueresti a riconoscere in quel libro la parola di Dio?
  • No certo, ma poi chi mai oserebbe farlo?!
  • E se qualcuno lo facesse, che fine farebbe allora la parola di Dio?
  • Ormai la conosciamo, e comunque Dio troverebbe il modo di farcela arrivare, bisogna avere fede in Dio.
  • Ormai... ma dovrebbe prima darti il modo di riconoscerla la sua parola, non sei d'accordo? altrimenti parlerebbe a vuoto, o parlerebbero altri e tu li scambieresti per lui.
  • Certo, egli può tutto, e ci vuole bene, e ci ha dato i talenti per ascoltarlo.
  • Ma perché tu possa riconoscerla, dovresti... già conoscerla, dovrebbe Dio averla già suggerita anche al tuo cuore, non credi? Non si può "ri-conoscere" senza prima "conoscere", e tu non sei forse già oggi capace di riconoscerla?
  • Si, lo sono.
  • E dimmi, riconosceresti come parola di Dio il comandamento d'instillare nei bambini il senso di colpa, la paura e la fedeltà cieca al potere?
  • Ma Dio non lo farebbe mai! Dio è buono!
  • E riconosceresti come parola di Dio un qualunque "comandamento"?
  • Mah, se è giusto si, e se Dio lo comanda deve essere giusto, insomma, Dio è Dio, e ci ha dato già i suoi comandamenti, dovresti leggerli... ma dove sono i bambini? mi hai distratto, li ho persi!
  • Li hai persi... ma stai tranquillo, loro non si sono persi, non ancora, stanno giocando lì su quel prato di fiori, all'ombra di quegli ulivi, vedi?
  • Ah eccoli, meno male!
  • Io dico che il loro tempio l'han già trovato... e guarda, c'è qualcuno che sta parlando con loro, anzi, in verità sembra che li stia ascoltando...
  • Ma chi è che sta parlando con loro? Devo recuperarli subito, non c'è tempo, dobbiamo andare.
  • Andare dici... hai ragione amico mio, non c'è più tempo... fa' buon viaggio.

Il viandante, con un po' di nostalgia, osservando quei bimbi sollevarsi dal prato, riprese la sua strada.
I bimbi ripresero la strada dell'uomo stranamente vestito, e l'uomo stranamente vestito riprese la strada del tempio.

  • Con chi stavate parlando bambini?
  • Era un viandante, padre, un viandante.

Molti in futuro si persero...
Qualcuno tornò sul sentiero, e si fermò ancora in quel punto e sbirciò, rimembrando, quel prato odoroso e quelle fronde d'argento...
Poi con coraggio, sussurrando parole mai udite al suo cuore, si rimise in cammino.

venerdì 22 aprile 2016

bikini Bikini


Bombe nucleari che prendono il sole sulla spiaggia di un'isola che non c'è più.
Diavoli sterminatori venduti per angeli della pace.
Spaventapasseri mediatici, consiglieri del male minore.
Messaggeri di morte telecomandati da tristi uomini addormentati.
Ciniche calcolatrici parlanti, e tanto di meno e niente di più.

Questo è il mondo in cui viviamo, nel riassunto di una lezione di John Pilger all'Università di Sydney. 




Ho girato delle riprese nelle Isole Marshall, che si trovano a nord dell’Australia, nel mezzo dell’Oceano Pacifico. Ogni volta che ho raccontato dov’ero stato mi è stato chiesto: “Dov’è quel posto?” Offro un’indicazione citando “Bikini”; mi dicono “Intendi il costume da bagno?”
Pochi sembrano sapere che il costume bikini ha preso il nome dalla celebrazione delle esplosioni nucleari che distrussero l’Isola di Bikini. Nelle Isole Marshall, tra il 1946 e il 1958, furono fatte esplodere dagli Stati Uniti sessantasei bombe atomiche, l’equivalente di 1,6 bombe di Hiroshima al giorno, per dodici anni.
Bikini oggi tace, deformata e contaminata. Le palme crescono in una strana formazione a reticolo. Nulla si muove. Non ci sono uccelli. Le lapidi nel vecchio cimitero brulicano di radiazioni. Le mie scarpe hanno prodotto un segnale di “pericolo” su un contatore Geiger.
In piedi sulla spiaggia ho osservato il verde smeraldo del Pacifico svanire in un vasto buco nero. Era il cratere lasciato dalla bomba all’idrogeno chiamata “Bravo”. L’esplosione ha avvelenato le persone e il loro ambiente per centinaia di miglia, forse per sempre.
Lungo il mio viaggio di ritorno mi sono fermato all’aeroporto di Honolulu e ho notato una rivista statunitense chiamata Women’s Health [Salute delle donne]. Sulla copertina c’era una donna sorridente in bikini e il titolo: “Anche tu puoi avere un corpo da bikini”. Alcuni giorni prima, nelle Isole Marshall, avevo intervistato donne che avevano “corpi da Bikini” diversi; ognuna di loro aveva sofferto di cancro alla tiroide e di altri cancri potenzialmente mortali.
Diversamente dalla donna sorridente della rivista, tutte loro erano impoverite: vittime e cavie da laboratorio di una superpotenza rapace che oggi è più pericolosa che mai.
Riferisco questa esperienza come ammonimento e per interrompere una distrazione che ha consumato così tanti di noi. Il fondatore della propaganda moderna, Edward Bernays, ha descritto questo fenomeno come “la consapevole e intelligente manipolazione delle abitudini e delle opinioni” delle società moderne. L’ha chiamato un “governo invisibile”.
Quanti sono consapevoli che è iniziata una guerra mondiale? Al momento è una guerra di propaganda, di menzogne e distrazione, ma può cambiare istantaneamente con il primo ordine sbagliato, con il primo missile.
Nel 2009 il presidente Obama era di fronte a una folla adorante nel centro di Praga, nel cuore dell’Europa. Se impegnò a rendere “il mondo libero da armi nucleari”. La gente esultava e alcuni piangevano. Dai media è fluito un torrente di stereotipi. Successivamente a Obama è stato assegnato il Premio Nobel per la Pace.
Era tutto falso. Mentiva.
L’amministrazione Obama ha fabbricato altre armi nucleari, altre testate nucleari, altri sistemi di lancio, altre fabbriche nucleari. La sola spesa in testate nucleari è cresciuta più sotto Obama che sotto qualsiasi presidente statunitense. Il costo in trent’anni è stato superiore a un trilione di dollari.
Ci sono piani per una mini bomba atomica. E’ nota come B61 Model 12. Non c’è mai stato nulla di simile. Il generale James Cartwright, ex vicepresidente dei Capi di Stato Maggiore Riuniti, ha affermato: “Diventando più piccola [l’uso di questa atomica] è più concepibile”.
Negli ultimi diciotto mesi sta avendo luogo il maggior accumulo di forze militari dopo la seconda guerra mondiale – guidato dagli Stati Uniti – lungo la frontiera occidentale della Russia. Da quando Hitler invase l’Unione Sovietica forze straniere non hanno mai costituito una simile minaccia dimostrabile contro la Russia.
L’Ucraina – un tempo parte dell’Unione Sovietica – è diventata un parco a tema della CIA. Avendo orchestrato un colpo di stato a Kiev, Washington controlla efficacemente un regime che è vicino di casa e ostile alla Russia: un regime marcio di nazisti, letteralmente. Eminenti figure parlamentari in Ucraina sono discendenti politiche dei famigerati fascisti dell’OUN e dell’UPA. Lodano apertamente Hitler e chiedono la persecuzione e l’espulsione della minoranza di lingua russa. Ciò fa raramente notizia in occidente, oppure è rovesciato per sopprimere la verità.
In Latvia, Lituania ed Estonia – a un passo dalla Russia – l’esercito statunitense sta dispiegando truppe da combattimento, carri armati, armi pesanti. Questa provocazione estrema alla seconda potenza nucleare del mondo incontra il silenzio dell’occidente.
Ciò che rende la prospettiva di una guerra nucleare persino più pericolosa è una campagna parallela contro la Cina.
Raramente passa un giorno senza che Cina sia elevata allo status di “minaccia”. Secondo l’ammiraglio Harry Harris, il comandante USA del Pacifico, la Cina “sta costruendo un grande muro di sabbia nel Mar Cinese Meridionale”.
Ciò cui si riferisce è la costruzione cinese di piste d’atterraggio nelle Isole Spratly, che sono oggetto di una disputa con le Filippine; una disputa senza priorità fino a quando Washington non ha esercitato pressioni e corrotto il governo di Manila e il Pentagono ha lanciato una campagna propagandistica chiamata “libertà di navigazione”.
Che cosa significa realmente questo? Significa libertà per le navi da guerra statunitensi di pattugliare e dominare le acque costiere della Cina. Cercate di immaginare la reazione degli Stati Uniti se navi da guerra cinesi facessero lo stesso al largo delle coste della California.
Ho girato un documentario intitolato The War You Don’t See [La guerra che non si vede] in cui ho intervistato giornalisti illustri negli Stati Uniti e in Gran Bretagna: giornalisti quali Dan Rather della CBS, Rageh Omar della BBC, David Rose dell’Observer. 
Tutti loro hanno affermato che se i giornalisti e i commentatori televisivi avessero fatto il loro lavoro e avessero messo in discussione la propaganda che Saddam Hussein possedeva armi di distruzione di massa, se le bugie di George W. Bush e di Tony Blair non fossero state amplificate ed echeggiate dai giornalisti, l’invasione dell’Iraq nel 2003 non avrebbe avuto luogo e centinaia di migliaia di uomini, donne e bambini sarebbero vivi oggi.
La propaganda che prepara il terreno per una guerra contro la Russia e/o la Cina non è diversa in linea di principio. Per quanto ne so, nessun giornalista della “tendenza dominante” in Occidente – diciamo un equivalente di Dan Rather – chiede perché la Cina stia costruendo piste d’atterraggio nel Mar Cinese Meridionale.
La risposta dovrebbe essere palesemente ovvia. Gli Stati Uniti stanno circondando la Cina con una rete di basi, con missili balistici, gruppi da combattimento, bombardieri carichi di armi atomiche.
Questo arco letale si estende dall’Australia alle isole del Pacifico, le Marianne e le Marshall e Guam, fino alle Filippine, alla Tailandia, a Okinawa, alla Corea e attraverso l’Eurasia fino all’Afghanistan e all’India. Gli Stati Uniti hanno appeso un cappio attorno al collo della Cina. Questo non fa notizia. Silenzio dei media; guerra mediatica.
Nel 2015, in grande segretezza, gli USA e l’Australia hanno inscenato la più grande esercitazione militare singola aeronavale della storia recente, nota come Talisman Sabre. Lo scopo consisteva nel provare una Piano di Battaglia Aeronavale, bloccando vie marittime, come gli Stretti di Malacca e gli Stretti di Lombok, che tagliano l’accesso della Cina al petrolio, al gas e ad altre materie prime vitali dal Medio Oriente e dall’Africa.
Nel circo noto come campagna presidenziale statunitense Donald Trump è presentato come un matto, un fascista. E’ certamente odioso, ma è anche una figura odiosa mediatica. Questo, da solo, dovrebbe suscitare il nostro scetticismo.
Le idee di Trump sull’immigrazione sono grottesche, ma non più grottesche di quelle di David Cameron. Non è Trump che è il Grande Deportatore dagli Stati Uniti, bensì il Premio Nobel per la Pace Barack Obama.
Secondo un epico commentatore liberale Trump sta “scatenando le forze oscure della violenza” negli Stati Uniti. Le sta scatenando? 
Questo è il paese dove gli infanti sparano alle loro madri e la polizia conduce una guerra omicida contro gli statunitensi neri. Questo è il paese che ha attaccato e cercato di sovvertire più di 50 governi, molti di essi democrazie, e ha condotto bombardamenti dall’Asia al Medio Oriente, causando la morte e la spoliazione di milioni di persone.
Nessun paese è in grado di uguagliare questo record sistemico di violenza. La maggior parte delle guerre statunitensi (quasi tutte contro paesi indifesi) è stata scatenata non da presidenti Repubblicani bensì da Democratici liberali: Truman, Kennedy. Johnson, Carter, Clinton, Obama.
Nel 1947 una serie di direttive del Comitato per la Sicurezza Nazionale ha descritto lo scopo fondamentale della politica estera statunitense come “un mondo sostanzialmente fatto a propria immagine [degli Stati Uniti]”. L’ideologia era un americanismo messianico. Siamo tutti statunitensi. O peggio per chi non ci sta. Gli eretici sarebbero convertiti, sovvertiti, comprati, diffamati o schiacciati.
Donald Trump è un sintomo di questo, ma è anche un originale. Dice che l’invasione dell’Iraq è stata un crimine; non vuole entrare in guerra con la Russia e la Cina. Il pericolo per il resto di noi non è Trump, ma Hillary Clinton. Lei non è un’originale. Lei incarna la resistenza e la violenza di un sistema il cui vantato “eccezionalismo” è totalitario con un volto occasionalmente liberale.
Con l’approssimarsi del giorno delle elezioni, la Clinton sarà salutata come il primo presidente femmina, indipendentemente dai suoi crimini e dalle sue bugie, proprio come Barack Obama era stato lodato come il primo presidente nero e i liberali si erano digeriti la sua scempiata riguardo alla “speranza”. E la bava continua.
Descritto dal giornalista del Guardian Owen Jones, come “divertente, affascinante, con una finesse che manca praticamente a ogni altro politico”, Obama l’altro giorno ha mandato droni a massacrare 150 persone in Somalia. Di solito uccide di martedì, secondo il New York Times, quando gli passano la lista dei candidati alla morte per drone. Che finesse!
Nella campagna presidenziale del 2008 Hillary Clinton ha minacciato di “cancellare totalmente” l’Iran con armi nucleari. Da Segretario di Stato sotto Obama ha partecipato al rovesciamento del governo democratico dell’Honduras. Il suo contributo alla distruzione della Libia nel 2011 è stato quasi gioioso. Quando il leader libico, colonnello Gheddafi, è stato pubblicamente sodomizzato con un coltello – un assassinio reso possibile dalla logistica statunitense – ha gongolato per la sua morte: “E’ venuto, ha visto, è morto”.
Una delle alleate più strette della Clinton è Madeleine Albright, ex Segretario di Stato, che ha attaccato giovani donne per il loro mancato sostegno a “Hillary”. E’ la stessa Madeleine Albright che famigeratamente festeggiò in televisione la morte di mezzo milione di bambini iracheni dicendo che ne era “valsa la pena”.
Tra i maggiori sostenitori della Clinton vi sono la lobby israeliana e le industrie delle armi che alimentano la violenza in Medio Oriente. Lei e suo marito hanno ricevuto una fortuna da Wall Street. E tuttavia sta per essere ordinata candidata delle donne, per far fuori il malvagio Trump, il demone ufficiale. Le sue sostenitrici includono eminenti femministe del calibro di Gloria Steinem negli USA e Anne Summers in Australia.
Una generazione fa, un culto post-moderno oggi noto come “politica identitaria” ha impedito a molte persone intelligenti, di idee liberali di esaminare le cause e gli individui che sostenevano: come l’impostura di Obama e Clinton; come movimenti progressisti fasulli quali Syriza in Grecia, che ha tradito il popolo di quel paese e si è alleato con i suoi nemici.
L’egocentrismo, una forma di “me-ismo”, è divenuto il nuovo spirito dell’epoca in società occidentali privilegiate e ha segnalato la caduta dei grandi movimenti collettivi contro la guerra, le ingiustizia sociali, la disuguaglianza, il razzismo e il sessismo.
Oggi il lungo sonno può essere terminato. I giovani si stanno muovendo di nuovo. Gradualmente. Le migliaia che in Gran Bretagna hanno sostenuto Jeremy Corbyn come leader del Partito Laburista fanno parte di questo risveglio, così come quelli che hanno manifestato a sostegno del senatore Bernie Sanders.
In Gran Bretagna la settimana scorsa il più stretto alleato di Jeremy Corbyn, il suo tesoriere ombra John McDonnell, ha impegnato un governo laburista a rimborsare i debiti delle banche piratesche e, in effetti, a continuare la cosiddetta austerità.
Negli USA Bernie Sanders ha promesso di appoggiare la Clinton se o quando sarà nominata. Anche lui ha votato a favore dell’uso statunitense della violenza contro altri paesi quando lui pensa sia “giusto”. Dice che Obama ha fatto “un grande lavoro”.
In Australia c’è una specie di politica da obitorio, in cui si giocano sui media tediose partite parlamentari mentre profughi e indigeni sono perseguitati e cresce la disuguaglianza, accanto al pericolo di una guerra. Il governo di Malcom Turnbull ha appena annunciato un cosiddetto bilancio della difesa da 195 miliardi di dollari che è una spinta alla guerra. Non ci sono stati dibattiti. Silenzio.
Che cosa è successo alla grande tradizione di azione diretta popolare, libera dai partiti? Dove sono il coraggio, l’immaginazione e l’impegno necessari per cominciare il lungo viaggio verso un mondo migliore, giusto e pacifico? Dove sono i dissidente nell’arte, nel cinema, nel teatro, nella letteratura?
Dove ci sono quelli che spezzeranno il silenzio? O stiamo aspettando che sia lanciato il primo missile nucleare?
Questa è una versione rivista di un discorso di John Pilger all’Università di Sidney, intitolato ‘E’ cominciata una guerra nucleare’. 

 Da ZNetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo
traduzione di Giuseppe Volpe
http://znetitaly.altervista.org/art/19647
Traduzione © 2016 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

venerdì 8 aprile 2016

...la scuola


Io vorrei che la scuola fosse un luogo dove i bambini possano incontrarsi per giocare, perchè solo giocando si può imparare, ed essere stimolati a chiedersi com'è il mondo in cui vivono e come vorrebbero che fosse.
Dove ogni enunciazione contenesse la grazia e la modestia del "forse" (forse le cose stanno così, forse no...) che è il miglior terreno su cui sboccian le "domande", fiori fantastici, d'infinita e indicibile bellezza.
Ecco, vorrei che la scuola fosse il giardino delle domande, dove insieme ai bambini si cerchi il senso, il significato e la "vita" delle cose, piuttosto che la scatola migliore dove ficcarle e rificcarle.
Scatole mentali, cataloghi infiniti d'un mondo ormai finito, son gli stagni morti in cui lasciamo annegare le più nobili delle creature, un voto dopo l'altro, poiché imparino e accettino d'esser sempre giudicate, e ne gioiscan pure...
Mamma guarda ho preso 110 e lode!!! ...se tu sapessi quanto m'è costato!
 
immagine by http://comune-info.net/2016/04/senza-voto/

venerdì 25 marzo 2016

anime d'un tempo


C'era un tempo in cui la novità delle tecnologie e l'impreparazione d'un sistema a governarle appieno, consentiva ancora alla bellezza di trovare un suo spazio naturale tra le immagini che l'etere portava nelle case.
La bellezza determinava il successo, se non sempre almeno una gran parte delle volte.
Ora la bellezza è divenuta un incidente di percorso, un raro germoglio che si fa strada a fatica tra le strette maglie d'un sistema pietrificato.
Il grigiore impera, le storie son scomparse dietro l'ombre d'insignificanti schermaglie egoiche, gli orizzonti son scemati, compressi e annegati nel fiume ininterrotto di parole che macina il passato col futuro, riconducendo tutto al triste vuoto del volubile presente, dove tutto si succede, e non accade niente.
Io rimango affezionato a quelle storie che cercan slanci fieri e coraggiosi verso le vie dell'infinito, che son capaci d'un sorriso vero e d'uno scherzo amico, che con l'avventura sempre affianco corteggiano i tesori del mistero e che, sempre in cuor portando gioia e libertà, non si vergognan di parlar d'umanità.

  
Scegli solo quel che è bello, che il tuo cuor porta più in alto, e tutto il resto lascia stare!

sabato 5 marzo 2016

poesie


La più viva del mondo
mi soffiò dentro il vento
e poi volò in girotondo.

La più forte del mondo
risalì dai miei abissi
che solcò fino in fondo.

La più triste e dolente
m'abbracciò da bambino
e poi scomparve nel niente.

La più cupa e cattiva
mi svegliò nella notte
e mi gettò in una stiva.

La più inquieta e ossessiva
mi ghermì ad ogni passo
come a un fiume la riva.

La più dolce e sensuale
mi sorrise sfogliando
la corolla d'un fiore.

La più fresca e sincera
mi s'avvinse ridendo...
che t'importa se "piove"?!

La più brutta di tutte
mi nascose fuggendo
via dai raggi del sole.

La più bella di tutte
le incastrò tutte quante
come cocci d'amore.

venerdì 5 febbraio 2016

occidente


Smetterà di soffiare anche il vento
ormai stanco di gonfiare bandiere,
e la pioggia non vorrà più cadere
per lavare le colpe e lenire il dolore
dell'uomin che avanzan distratti,
verso l'ombre d'un'alba che muore.
E s'è di luce e calor gran sorgente,
quell'astro ch'a ogni cuor dona vita,
'vorrà più, pe'l cuor suo, scaldar niente.
E la terra, ch'al ciel le sue fronde
dolcemente protende, pur vedrai
che le spoglie mestamente sotterra,
nel gelo che immoto rivoltando arrovella.
Con le spalle incastrate all'oriente
e lo sguardo che affonda nel niente
tramontando si sperde... o risorge,
se s'accorge, Occidente.

sabato 9 gennaio 2016

perché "orizzontidentro"


Perché "orizzontidentro"?
Perché gettarsi oltre i propri orizzonti o cercare i propri orizzonti interiori è la stessa cosa.
Perché se cerchi i tuoi orizzonti, se getti il tuo sguardo in lontananza, oltre i confini più remoti del tuo mondo, t'accorgi inevitabilmente che stai esplorando anche te stesso...
E allo stesso modo, se cerchi dentro di te, se ti tuffi con coraggio nelle profondità oscure del tuo essere, accettando di affondare in quegli abissi, t'accorgi inevitabilmente che stai percorrendo quei sentieri luccicanti che brillan misteriosi oltre la curva del tuo sguardo.
L'immenso che ci abbraccia fuori è l'immenso che culliamo dentro...
Chi si accorge di questo cammina in punta di piedi sopra il filo dell'orizzonte, e l'orizzonte non è più il limite delle sue percezioni, il confine dei suoi pensieri, lo spazio entro il quale vive la sua esperienza, ma un sentiero misterioso che muta, si espande, si rimodula... e in questo suo continuo cambiare rivela innumerevoli prospettive, infiniti e inafferrabili scorci d'un'unica immensità.
Ogni uomo è un corridore d'orizzonti... troppo spesso mancato.
Inizia da bambino con i suoi occhi verso il mondo, e continua da grande, col suo sguardo nel profondo, ed è la stessa cosa.
Ma quando lo sguardo si ferma tristemente a metà strada, nella "terra di mezzo", il regno grigio dei luoghi comuni e dei comuni intendimenti, gli orizzonti scompaiono, e compaiono i recinti.
Il mondo in cui viviamo ora, di fatto, non ha più orizzonti... è il mondo dei recinti.
Basta poco per accorgersene, non serve una parola... e non serve la parola.
I recinti sono lì solo perché noi non vogliam vederli, e gli orizzonti non ci sono più solo perché noi non vogliam cercarli.
E non v'è cosa più triste d'un uomo che s'aggiusta il suo recinto, mentre il suo orizzonte lo reclama... d'ogni color dipinto.

William Blake

domenica 27 dicembre 2015

il regno dei regni


Viviamo in un mondo dove il re Orrore cede lo scettro sovente solo a sua maestà la Nausea...
E' difficile trovare un equilibrio di fronte all'indifferenza e alla cattiveria, ma si vacilla anche più facilmente di fronte alla stupidità.
Voglio rivolgere due parole a loro, a quelli che coltivano e annaffiano con cura quest'enorme mistero che ci attanaglia tutti, che ci girano e rigirano nel vortice più torbido e ossessivo che la divina immaginazione accetti d'immaginare...


Chiunque voi siate o non siate, per quanto vi sforziate d'essere stupidi, insignificanti e meschini, anche dentro di voi, fin dentro le vostre viscere e nel profondo delle vostre ciniche e ossessive cattiverie, regna la divina bellezza dell'intelligenza creativa... rassegnatevi!

The Golden Key - a video by Jonathan Quintin Art

venerdì 25 dicembre 2015

oltre i confini


...la culla.
E la culla culla.
La culla, che mi culla.
Ci sono...
Ci sono io e c'è la culla.
E la culla è tutta intorno me,
ed è l'immenso che mi culla.
Sono al centro dell'immenso.
Apro gli occhi, e siamo in tanti,
e nell'immenso sparsi tutti quanti.
E non c'è più la culla...
Vago nell'immenso.
Sono perso oltre i confini.
Siamo tutti persi oltre i confini.
E dov'è la culla?
È li, nei miei ricordi.
È dentro me che c'è una culla.
E c'è l'immenso che mi culla.
Quell'immenso è dentro me.
Quell'immenso è parte... di me.
Ci sono...
Io sono quell'immenso.
E siamo tutti quell'immenso.
Quell'immenso che culliamo,
e che ci culla.
E non v'è confine.
Noi siamo il confine.


"Dreamscape" è la traccia n°9 dall'album "try anything once", di Alan Parsons... https://youtu.be/5FbHoeZZPOM

https://soundcloud.com/oltre-i-confini

sabato 21 novembre 2015

sciabole vaganti


Scende dal nord, ma non è lancia,
non è martello oppur cortana,
e non è fioretto della Francia...

...a sgualcirci la sottana invece
è una strana tramontana,
è la falce cinica e altezzosa
d'una "SCIABOLA" spartana.

Dal suo regno sopra i mondi
è il Saladin che l'ha mandata,
per ci spalmar di marmellata.




bagliori nel buio


Tanto più è scura la notte
che una favilla più brilla!


domenica 15 novembre 2015

brandelli d'orizzonte


Le fregature non fanno il tifo e non si affezzionano alle bandiere.
Può sembrar cinismo, ma è solo lungimiranza.
Gli uomini fanno il tifo e si avvolgono interi nelle loro bandiere.
Può sembrare amore, ma è solo pigrizia, e carenza di prospettive.

Cambia sinceramente il tuo modo di pensare...
e cerca di osservare le cose sotto prospettive più ampie,
abbandonando preconcetti e pensieri comandati,
per sostenere Parigi, la Francia, l'Europa, la Terra...
e tutti gli esseri che vi abitano.




orizzonti hegeliani


martedì 10 novembre 2015

la piccola sterna


Vola più in alto mia piccola sterna

e punta il tuo cuore sereno all'insù,

prima che il cielo si muti in caverna,

pria che i giganti si muovano a guerra,

con balzo deciso tu vola e vola

più in alto e sorgi al di sopra di quelli, 

oltre la soglia dei grandi cancelli e

senza voltarti ancor vola e scompari,

in quell'aria di luce ch'è culla del

tutto che t'empie e del docile nulla.


Lì, ove il bianco s'inchina all'azzurro

e l'orizzonte sfumando s'incurva

sento già il vento che m'alza e m'avvolge e 'l

tiepido abbraccio del sole che m'urla:


"D'una goccia che sale 

si ristora l'immenso,

una goccia che scende 

è il prezioso compenso,

una rima che cerca 

è un amore che torna

nel gran cosmo o nel petto 

d'una piccola sterna.

Non temer che la notte 

risollevi i suoi ponti,

non temer che il tuo cuore 

in quei vuoti sprofondi,

s'io mi tuffo oltre l'orlo 

dei miei mille tramonti 

è per nascer di nuovo 

da quei mille orizzonti."


La più dolce carezza,

il più tenero canto,

e una stella scompare 

dipingendo un'incanto.

Poi la luna s'accende 

dentro un mar di diamanti,

e a me par che l'immenso 

sul mio cuore si schianti.


Dell'enorme Vascello 

restan mille frammenti.

Di quel grande equipaggio 

dove ognun s'adoprava

con amore e coraggio, 

non rimane ormai nulla.

Son dispersi ormai tutti, 

sopra un mar che s'innalza,

sotto un cielo che affonda, 

dalla cresta spumosa

alla valle dell'onda...


...e, naufrago io come 

lor, dondolando in quel mar 

che rinverde la vita,

una piccola sterna

sogno d'esser che vola,

che sull'onde giocando 

s'avvita, e i' lor guardo:


e v'è sì chi s'affanna 

perseguendo la vetta, 

sì chi l'onda discende

senz'alcun che l'aspetta,

e chi aspetta che passi 

o che arrivi o ritorni, 

chi rimesce in quei flutti 

gli anni e i mesi coi giorni,

v'è chi sogna una spiaggia, 

cald'un vento che asciughi,

e chi all'onda s'abbraccia 

e qual tremula goccia

poi s'allunga in un salto 

e oltre l'orlo dell'onda 

s'affaccia, brilla al Sole 

o a un sorriso di Luna, 

e poi schiuma... Ma tu


vola e vola più in alto mia piccola 

sterna, mia dolce ed eterna fortuna.



immagine by Kenny Random, 21/12/2012 "The gift"
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