Il più grande
errore che può fare un genitore premuroso è credere di essere responsabile dei
propri figli nei confronti dello stato, della chiesa, della scuola, della
comunità...
Non è lo stato e non è la chiesa ad affidare il germoglio d'una vita nuova ad
una madre e ad un padre.
L'unica
ambizione che un qualsiasi ente possa avere nei confronti di un bambino è quella
di appropriarsene illegittimamente.
Naturalmente,
come recitano spesso cori all'uopo plagiati: "i figli non sono mica
proprietà dei genitori?!". L’avete cantato anche voi? Ma
pronunciata la strofa poi si perdono, e mai cercan la rima...
Come si può
solo pensare che, invece, i figli possano essere proprietà di un ente astratto, come che si chiami e qualunque esso sia.
"I figli non sono proprietà ne' dei genitori ne' dello stato, sono doni
di Dio", direbbe la chiesa...
Peccato che poi
quel Dio di cui parla la chiesa abbia fatto ormai, da tempo immemore, la tristissima fine di divenire esso
stesso proprietà della chiesa... Chi ha occhi per vedere veda.
Lasciamo stare la chiesa, ma, "lo stato non dovrà allora vigilare sul
corretto comportamento dei genitori?", eccoli ancora che cantano in
coro. L’avete cantato anche voi?
Certo, ma “non dovranno a maggior ragione i genitori vigilare sul
comportamento dello stato?” dovremmo invece aggiungere noi.
Manca sempre una “strofa” per completare la rima di certe canzoni, ed è sempre la più importante, chissà perché.
Ecco perché: regna sovrana l'idea che un pensiero collettivo frutto di processi
e decantazioni d'ogni e qualunque tipo, abbia e debba avere, sempre e comunque,
più valore di un pensiero individuale, forgiato sui vincoli stretti dalla
natura nella carne e nell'anima d'ogni donna e d'ogni uomo.
Questo è il tarlo che ha consumato le menti, fiaccato gli spiriti e
segregato le anime, e questa idea non è altro che pura superstizione,
che per nulla tiene conto della storia e della realtà dei fatti.
Può valere per le api, per le formiche, che pur tuttavia hanno le loro precise
regole naturali legate al diretto e mai mediato sentire, ma voi, mamme e papà
d'ogni luogo, se non siete api e se non siete formiche, allora perché accettate
di pensare e vi comportate come loro?
Svegliatevi! Gettate quel maledetto tarlo alle
fiamme e curate e ricostruite quell'albero della vita che "qualcuno"
saggiamente ha deciso che dovesse crescere fiero dentro di voi!
Chiedetevi chi vi ha affidato la cura dei vostri figli, da dove vengono i loro
sorrisi, le loro lacrime, e perché tanta bellezza è sbocciata proprio dentro e
accanto a voi.
Qualunque sia la risposta, solo ponendovi la domanda potrete sapere verso chi
dovete essere responsabili e a chi dovete rendere conto.
Gustav Klimt, maternità